Braen, Peymont
Paese Sotto Inchiesta
All’alba degli anni Settanta, la produzione di colonne sonore per piccoli e grandi classici del cinema italiano è ormai affiancata da un’altra attività rivelatasi meno redditizia ma più creativa e, nella migliore delle ipotesi, libera dai vincoli imposti dai committenti di turno: la composizione di librerie musicali. Si trattava di materiali sonori creati, spesso, per essere sovraimposti alle immagini di documentari o servizi televisivi, raramente venduti al pubblico al momento della loro pubblicazione e diffusi, peraltro, in numeri limitati di copie all’interno del circuito di impresari della radio, della televisione e dello stesso cinema. In parallelo, però, sono state numerose le opere realizzate senza un preciso o immediato fine commerciale, prodotte da realtà discografiche al solo scopo di costituire, appunto, vere e proprie librerie in vinile di potenziali suoni per sonorizzare futuri audiovisivi, etichettati con titoli appropriati per favorirne, se non facilitarne, la ricerca e l’uso.
La loro progressiva riscoperta rappresenta una operazione non solo affascinante. A fronte della particolare dimensione del fenomeno italiano, fare luce su dischi spesso in bilico tra avanguardia e bizzarri esperimenti, così come tra jazz colto e suggestioni lounge, favorisce la scrittura di un’ulteriore pagina della storia della musica del secolo scorso. Significa restituire lustro a suoni talvolta dimenticati e, in parallelo, provare a ricostruire le frammentate carriere di compositori di assoluto rispetto, poco inclini a qualsiasi forma di mondanità, talvolta confinati in coni d’ombra, seppur infaticabili all’interno degli studi di registrazione in qualità di autori, direttori d’orchestra, esecutori e persino turnisti per terzi. La quasi totalità degli artisti per l’ottava arte ha finalizzato almeno una o più librerie musicali. Nomi blasonati e non, vecchi e giovani compositori, autentici outsider e meteore, di solito nascosti dietro pseudonimi: è il caso, ad esempio, di Braen e Peymont.
Indecifrabili nickname per coloro che hanno cercato di saperne di più prima della diffusione di cataloghi e della consultazione di archivi entrambi disponibili in rete. Il primo non necessita di presentazioni, è stato quello adottato dal già arrangiatore, cantante e compositore Alessandro Alessandroni, particolarmente prolifico in ambito librerie musicali. Dotato di un fischio tanto inconfondibile quanto ricorrente all’interno di centinaia di partiture per lungometraggi western e non, il fondatore dell’ensemble vocale I Cantori Moderni Di Alessandroni è stato, soprattutto, incredibile polistrumentista, a suo agio con armonica, banjo, chitarra, fisarmonica, flauto, mandocello, mandolino, ocarina, scacciapensieri, sitar e tastiere. Il secondo è, invece, legato a doppio filo al misterioso compositore statunitense, ma residente in Italia, David Hoyt Kimball, talvolta erroneamente confuso con Antonino Riccardo Luciani di cui è stato, invece, collaboratore.
I due sono autori in differente misura, rispettivamente con nove e otto brani, di un’interessante libreria musicale, dal carattere sperimentale, intitolata “Paese Sotto Inchiesta” (1971), in origine pubblicata dall’etichetta Flirt Records. Nonostante la presenza di meno di venti release in catalogo, la realtà editoriale oggi controllata da Flipper Music è altrettanto esemplare in questa singolare vicenda. Le prime undici sono, non a caso, prossime in termini concettuali e, ovviamente, grafici, perché confezionate in modo pressoché identico, con copertine dal fondo bianco, il logo dell’etichetta inserito in alto a sinistra, il numero di catalogo in alto a destra, due farfalle di diverse dimensioni al centro, di cui una racchiusa all’interno di un elemento grafico psichedelico, più il numero dell’uscita e il titolo dell’album collocati in basso a sinistra. Due i colori di riferimento scelti per la serie di opere: il rosso, utilizzato anche per i centrini, e il viola, di immediato impatto visivo.
Malgrado la standardizzazione dei prodotti, ciò che sorprende è il loro disomogeneo contenuto, un tratto tangibile tra le pieghe di “Paese Sotto Inchiesta” (2025), pubblicato in vinile da Musica Per Immagini. I titoli delle tracce dell’album di Braen e Peymont appaiono, in primis, in connessione con il clima socio-culturale dell’Italia dopo il 1968 e, parimenti, ricollocabili come sottofondo per immagini di stampo simil giornalistico. Quest’ultima è un’ipotesi non suffragata da fatti, ma appaiono affatto casuali titoli che rimandano alla percezione di un’arretratezza economica delle regioni meridionali rispetto le altre del Paese; a una situazione di tensione collettiva, complici le avvenute rivoluzioni; oltre a preoccupazioni a sfondo ecologista. Nel complesso, i brani dell’album sono in misura maggiore ‘sporchi’, caratterizzati da un’impostazione finanche atonale, con lunghe ripetizioni in chiave rumoristica, più fondamentali riverberi ed echi per i diversi strumenti a tastiera.
È il caso, ad esempio, dell’ossessiva e tribale apertura Situazione Del Mezzogiorno, scandita dal ritmo dei tamburi e punteggiata dal marranzano, sporadico nel corso della coeva e astratta Problemi Del Mezzogiorno. Lo strumento povero della tradizione sicula è, invece, centrale durante la folkloristica e festosa Paesani. La successiva Disperazione Atavica appare perfetta per sonorizzare l’ennesimo duello tra audaci pistoleri nel mezzo di un deserto senza nome, in scia al suggestivo fischio, alle note di chitarra classica e alle appena accennate percussioni sullo sfondo. La funerea Le Strade è scandita dal suono del flauto e potrebbe esserne l’epilogo, o il canto di morte di uno dei due immaginari personaggi in azione sul grande o piccolo schermo. Danza Locale è, viceversa, fondata sulla sovrapposizione di nuovi accordi di chitarra classica e mesta melodia di flauto. Zero possibilità di rilassarsi anche durante l’ascolto di La Gente, che suscita un senso di inquietudine.
Il dittico composto da Rassegnazione Atavica e da La Noia esprime, forse, al massimo tale sotteso malessere mediante una successione di accordi di mandocello nel vuoto. Mentre il medesimo approccio composito è adottato anche in Terre Abbandonate, sostituendo uno strumento a corda con uno a fiato, Angoscia Del Futuro offre un contributo in chiave ansiogena, in aperta connessione con gli esperimenti compiuti dal Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza. Sorprendente la resa dell’atmosferica Inquinamento, generatrice di illusioni e ombre. La chitarra elettrica diviene, in seguito, la protagonista quasi assoluta in Corruzione Al Vertice e Delitto Contro La Natura, intervallate dalle dissonanze di Omertà. Non c’è possibilità di tirare il fiato. “Paese Sotto Inchiesta” è un’autentica miniera di intuizioni ambient e suoni distorti in anticipo sul presente di allora. Compositori come Alessandro Alessandroni e David Hoyt Kimball meritano di essere riscoperti.