Piero Umiliani
Preistoria
La preistoria è la storia del divenire umano prima della scrittura, dei nostri più antichi antenati e della comparsa dell’homo sapiens, delle origini dell’agricoltura e della nascita delle civiltà. Da resti di ossa, tracce di accampamenti, pitture, ornamenti e oggetti di uso quotidiano, gli studiosi hanno potuto ricostruire la vita e le attività degli uomini in un tempo che dalle loro origini, circa due milioni di anni fa, si spinge fino a circa quattromila anni prima di Cristo. La preistoria è convenzionalmente suddivisa, in prima approssimazione, in periodi afferenti a due distinte fasi: l’età della pietra, contraddistinta dalla comparsa di prodotti litici, in legno, osso e pelle, dalla domesticazione degli animali e del progressivo abbandono del nomadismo, ripartita in paleolitico, mesolitico, neolitico e calcolitico; e la protostoria, contraddistinta dall’utilizzo di strumenti in metallo e dalla lavorazione degli stessi nel corso dell’età del ferro e in quella seguente del bronzo.
La datazione dell’inizio della fase successiva della storia non è, però, generalizzabile all’intera l’umanità, perché diversa a seconda della località, in funzione dello sviluppo avvenuto in loco. Il racconto della preistoria termina, inoltre, con l’avvento delle c.d. “civiltà idrauliche”, sorte intorno a fiumi e impegnate in grandi opere d’ingegneria per sfruttare le acque che hanno favorito la loro prosperità, ai fini di un incremento dell’economia agricola. Queste sono la civiltà dell’antico Egitto sorta sulle rive del Nilo; quella mesopotamica tra i fiumi Tigri ed Eufrate; e quella della valle dell’Indo. Tale nuova fase del passato dell’umanità, benché lontana nel corso dei millenni, non è più considerata preistoria, invece, probabile argomento di uno o più documentari realizzati alla fine degli anni Sessanta, sonorizzati da Piero Umiliani. Una brillante libreria musicale quale “Preistoria” (2022), ristampata in vinile da Holy Basil Records, riporta in auge suoni tribali e jazz.
Un tema arioso e descrittivo quale Preistoria segnato dal canto di clarinetto, fagotto, flauto e oboe alternati al clavicembalo e al vibrafono introduce l’opera. Un ritmo quasi esotico si propaga nell’aria salvo trasformarsi in qualcosa di mistico e solenne con Dea Madre e orientaleggiante con le versioni di Rovine Di Gerico. La prima per grande orchestra. La seconda per piccolo complesso, con percussioni di gong e tamburello. Il cupo motivo per marimba e dai timbri arcaici intitolato Idolo è contrapposto alla nostalgia di Nella Notte Dei Tempi, tra strumenti contrappuntati, alternati a incisi di timpani, tamburi e fagotto. Gli accenti alla chitarra e quelli al basso connotano, invece, le misteriose Nella Giugla Preistorica e Sepolcro Preistorico. Militaresca Destrieri Selvaggi, per trombe e tromboni. Suggestiva Monastero Di Pietra, per attimi di raccoglimento all’organo. Elegiaca Pastorizia, con il contributo dell’arpa. Mistica Maschere Funerarie per un finale fugato.