Modern Sound Quartet
Floreama
Le piante sono speciali. Uniscono l’uomo alla natura e lo invitano a scoprire una bellezza talvolta nascosta. Amare la flora significa amare noi stessi. È la via per costruire una visione diversa del mondo e dei rapporti interpersonali, improntati alla tolleranza e alla collaborazione, così come suggerisce la vita che ci circonda. Non è un segreto che curare una pianta o un giardino aiuti anche da un punto di vista psicologico. Tutti adorano i fiori e apprezzano i colori e i profumi di uno spazio curato. Avere piante in casa o alberi al suo esterno equivale a dare un piccolo contributo all’ambiente. Colorare il mondo e ripulire l’aria è un gesto di altruismo, oltre che gradevole per i propri spazi. Sotterrare un bulbo, allungarsi per tagliare una siepe, chinarsi per raccogliere l’erba appena tagliata stimolano, inoltre, l’essere umano a fare esercizio fisico anziché sedere in poltrona. Tali gesti e movimenti favoriscono l’impollinazione e la preservazione, in primis, di api e di farfalle.
Assistere alla crescita di una pianta oppure di un fiore è sempre gratificante, così come disegnare un’aiuola rappresenta una forma di creatività. Ci sono, poi, artisti che sembrano essere stati ispirati da tale serie di nobili principi e buone intenzioni: è il caso dei membri del Modern Sound Quartet, reduci dalla registrazione di librerie musicali di pregio quali “Cocktail-Bar” (1976) ed “Erbe Selvatiche” (1977). Ogni brano di “Floreama” (2021), una ristampa in vinile Holy Basil Records, è infatti ‘dedicato’ a un differente fiore sin dall’identificativo, se non suggestivo, titolo. È l’ennesimo concept album dell’ensemble con il leader Oscar Rocchi alle tastiere, Ernesto Verardi alla chitarra elettrica, Gigi Cappellotto al basso, Andy Surdi alla batteria, più Hugo Heredia al flauto e al sassofono. Il progetto in dodici tracce, già parte del catalogo Fonovideo, trasmette all’ascoltatore un flusso di vibrazioni sempre positive, in scia a una miscela di sonorità disco music, funk, jazz e rock.
Ginestra è, ad esempio, un’incipit muscolare, dal ritmo sostenuto, mentre Rododendri rallenta presto i battiti a favore di un’orecchiabile melodia sostenuta da un motivo appena cantato tra echi di sintetizzatori e tastiere. L’ensemble offre, poi, tre minuti di assoluto relax con Narciso e altrettanti di frizzanti divagazioni per strumenti elettronici, punteggiati da brevi fraseggi di chitarra elettrica, con Campanule. Un mood simile permea anche Papaveri, caratterizzata da alcune pause e introversioni. Arrembante, se non concitata, Anemone, su misura per commentare un inseguimento su due o quattro ruote di un lungometraggio poliziesco. Oltre gli eleganti assoli di chitarra elettrica di Mysotis, il groove tastieristico di Gladioli è trascinante. Spartiacque Ninfee, brano di bellezza cristallina. Mentre Fiordalisi brilla di luce propria, quale mix di profumi ed essenze, la sospesa Peonia impone un ultimo leggiadro stop. Bucanave è, invece, dedicata ai fan di sonorità più ruvide.