Modern Sound Quartet
Cocktail Bar
Un banco a forma semicircolare che consente di prendersi cura al contempo di tutta la clientela e, alla stessa, di colloquiare. Una dozzina di sgabelli non girevoli, privi di schienali, muniti di poggiapiedi per favorire l’equilibrio. Un piano di servizio costruito in materiale di colore caldo e di facile pulizia, resistente alla corrosione, alle macchie causate da liquidi quali succhi di agrumi, liquori, distillati e dalle accidentali rotture di oggetti in vetro. Un luogo tanto antico quanto moderno in cui proposte e tendenze incarnano a pieno titolo un concetto facile da deglutire. È possibile spingersi oltre il solito ‘bicchiere’. Il cocktail-bar è lo spazio chic che prende le distanze da quelli improvvisati di sbronze adolescenziali. L’accoglienza, il savoir faire e le contaminazioni costituiscono tre buoni motivi per vivere un’alta esperienza sensoriale. Da offrire sia ai clienti abituali che agli avventori, desiderosi di annegare i propri pensieri o lasciarli andare senza freni.
La divulgazione di un bere differente ha favorito la moltiplicazione dei locali per appassionati di cocktail. Uomini e donne che amano contemplare persino le arti della miscelazione, imparando dai barman quei piccoli segreti capaci di rendere piacevole, se non indimenticabile, qualche momento della propria giornata. Il ‘viaggio’ non avviene, però, soltanto in forma liquida. Alcune bevande hanno, forse, ispirato nel profondo un gruppo di forbiti musicisti, autori di una frizzante libreria musicale, ripubblicata in vinile su iniziativa di Holy Basil Records. “Cocktail-Bar” (2021) è una sorta di concept album a cura del Modern Sound Quartet, con il leader Oscar Rocchi alle tastiere, Ernesto Verardi alla chitarra elettrica, Gigi Cappellotto al basso e Andy Surdi alla batteria. La release già parte del catalogo Fonovideo (1976) è una miscela incredibilmente fresca di suoni e sapori. Dodici brani dalle singolari atmosfere. Un piccolo capolavoro per tutti i gusti e le stagioni.
Il mix di colori e sapori è introdotto dall’arrembante Gin, caratterizzata da assoli di chitarra elettrica e tastiere. Un mood pressoché opposto a quello languido, se non ‘speziato’, di Chartreuse. Kirsch ha un gusto pieno e polposo, con note di chitarra elettrica amarognole. Trasparente e, all’apparenza, meno ‘alcolica’ Vodka, la cui melodia chitarristica strizza l’occhio a quelle dei Paesi dell’est Europa. Evasiva, dai rimandi floreali e pungente a tratti, l’anima di Rum. Leggero e distensivo il successivo brano Curaçao, con la batteria a scandire un tempo moderato, mentre Maraschino presenta, invece, un tratto più marcato a favore di un ritmo coinvolgente, quasi da tema per film poliziesco. Mentre un sound abbastanza ‘fermentato’ connota in positivo Rum, è maggiormente dolce quello di Pernod. Intenso e ritmato il flusso di Kümmel. In chiaroscuro, invece, i risvolti di Strega. Amara, ma non troppo, Bitter. Elegante e malinconico l’arrangiamento Genepy. Dinamica e decisa la finale Vov.