Silvano Chimenti
Disco Music
Non è stata soltanto musica da ballo, ma controcultura. Una reazione al dominio del rock, a colpi di funk, latin sound, psichedelia e soul, con l’aggiunta di elementi di musica afro-americana e di swing. La disco music è stato l’ultimo movimento di massa guidato dalla generazione del baby boom. Il nome di tale fenomeno mondiale derivava, però, dal francese ‘discothèque’, ovvero una ‘libreria di dischi fonografici’, una parola utilizzata in seguito come sinonimo per i locali notturni non solo di Parigi e dintorni. Il pubblico primigenio della disco d’oltreoceano è stato composto dai frequentatori di club delle comunità afro-americane, italo-americane e omosessuali di New York e Philadelphia tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Film come “La Febbre Del Sabato Sera” (1977) e “Grazie A Dio È Venerdì” (1978), diretti da John Badham e Robert Klane, hanno contribuito al successo della disco music e l’hanno trasformata in prodotto d’esportazione.
Da genere musicale a fenomeno di costume di portata internazionale, il passo è stato breve. La disco ha pressoché eluso quasi del tutto il momento della esecuzione di brani dal vivo, affidando, invece, gli stessi al circuito delle discoteche, dove pionieristici dj proponevano al pubblico selezioni musicali sia mixate che registrate in precedenza, creando così un tappeto sonoro con o senza soluzione di continuità. Dopo aver contaminato il suono di band rock, e aver innescato la scintilla del rap, la forza propulsiva della disco si esaurì lì dove tutto era iniziato. Pochi artisti riuscirono a imporsi e ad entrare in classifica con nuove canzoni disco all’alba degli anni Ottanta, ma la disco music non è stata mai fuori moda, perché ha continuato a influenzare l’elettronica, ma anche un esperto musicista quale Silvano Chimenti, già superbo chitarrista de I Gres, autore di un’impropria libreria musicale intitolata “Disco Music” (2022), ripubblicata in vinile da Holy Basil Records.
Il funk di Happy California introduce, infatti, l’ascoltatore a un’opera di pregevole fattura composta da dodici brani tanto armonici quanto melodici. Autostrade Americane è, infatti, il naturale seguito, con fiati tirati a lucido su misura per commentare le sequenze di un film poliziesco, della traccia precedente. Society Problem e Tragedy rivelano, al contrario, un pulviscolo di vibrazioni drammatiche per chitarra elettrica, dai facili rimandi Goblin, con annesso e quasi soffocante clima di suspense, stemperato, invece, dalle note di pianoforte in Suspence Space. L’evasiva Caos e, soprattutto, l’anima rock del dittico composto da Indian Summer (Versione Veloce) e Indian Summer (Versione Lenta) ristabiliscono in breve un clima disteso. Incantevole Lady Primavera, suggestiva la contaminata Chiara. L’attento ricorso a sequencer e sintetizzatori continua anche in Skilift. La tromba e il trombone sono, infine, i protagonisti di Fabiana, l’ultima escursione al sole.