Piero Piccioni
Ti Ho Sposato Per Allegria
Da una parte, Pietro (Giorgio Albertazzi), un avvocato di buona famiglia, giovane, serioso, abituato a una vita pacata e regolare. Dall’altra, Giuliana (Monica Vitti), una ragazza di bassa estrazione sociale, indolente, svampita e dal passato difficile: ha rischiato il suicidio dopo una delusione d’amore. In buona sostanza, due esseri umani apparentemente, se non diametralmente, opposti. Eppure sono convolati a nozze poche settimane dopo essersi conosciuti a una festa. Nonostante l’incapacità di Giuliana di trasformarsi in una buona casalinga, affatto aiutata da una sprovveduta cameriera (Maria Grazia Buccella), la relazione prosegue a gonfie vele. L’ostacolo più grande è, però, costituito dall’arrivo della madre di Pietro (Italia Marchesini), una donna difficile, moralista, contraria al matrimonio improvviso del figlio. La prova del fuoco è rappresentata da un pranzo ‘di famiglia’ in compagnia anche della difficile sorella nubile (Rossella Como). Tutto va nel peggiore dei modi, Giuliana provoca un disastro dietro l’altro, ma Pietro, per nulla impensierito, sembra trovare il massimo godimento in ciascuna delle malefatte della moglie. Il motivo della loro unione giace, forse, non nell’amore, bensì in una vera e propria simpatia. Tanto forte quanto reciproca.
“Ti Ho Sposato Per Allegria” (1967) è una commedia diretta da Luciano Salce, tratta dall’omonimo testo (1965) per tre atti di Natalia Ginzburg, diventato un piccolo classico rappresentazione dopo rappresentazione, principalmente fondato sul racconto della vita di e da parte di Giuliana. Sul palco, così come sul set, sono affrontati sia i banali temi della vita di tutti i giorni che quelli più complessi ed esistenziali che l’hanno toccata nel profondo. La sottile ironia dell’opera consiste nel raccontare in tono spensierato eventi problematici: realtà come l’aborto, la morte, la separazione e l’incomunicabilità della coppia sono in un certo senso sdrammatizzate e descritte con la massima naturalezza. Il regista si è attenuto alle parole di una delle figure di primo piano della letteratura italiana del Novecento per conservarne la freschezza del linguaggio e l’originalità dell’azione, costituita da rapporti personali e da stati d’animo. La narrazione filmica, tuttavia, fa ulteriore leva sulle rievocazioni visive di alcune delle esperienze della protagonista in crisi. Anche la scenografia d’interni è stata ‘cinematograficizzata’ con effetti visivi e colori collegati alla modernità ambientale.
Il successo di “Ti Ho Sposato Per Allegria” è legato a doppio filo anche alla presenza di due attori pesi massimi del cinema italiano, con Giorgio Albertazzi confermato dopo la pièce teatrale e Monica Vitti in sostituzione di Adriana Asti, interpreti di un lui contegnoso ma non troppo e di una lei disinibita e ribelle. Uno scontro caratteriale già sperimentato in “Nata Di Marzo” (1958), una commedia di Antonio Pietrangeli, laddove la differenza d’età tra una briosa e volubile diciannovenne e un architetto quarantenne era la causa di dissidi, di ripicche, di una fuga da casa e di un riavvicinamento. “Ti Ho Sposato Per Allegria” è apparsa così una sorta di sua evoluzione pop, surreale, con richiami alle gag del cinema muto. Nel complesso, un lungometraggio di non eccelsa qualità artistica, ma che ha rivelato molto di una epoca dominata dalla voglia di vivere di fine anni Sessanta contrastata dalle forme incartapecorite della generazione precedente, incapace di aprirsi alle novità, simboleggiata dal personaggio della madre di Pietro. Era il piacere dell’essere differenti che procurava gioia in aperta contrapposizione alla noia dell’essere tutti uguali. Ieri come oggi.
Il racconto di Giuliana e dei suoi turbolenti trascorsi, dell’incontro con Pietro e, ovviamente, la visita domestica della sua madre sono commentati dalle meravigliose musiche di Piero Piccioni, alla prima collaborazione con il regista romano, un sodalizio destinato a proseguire con la scrittura delle partiture per “Il Prof. Dott. Guido Tersilli Primario Della Clinica Villa Celeste Convenzionata Con Le Mutue” (1969), “Professor Kranz Tedesco Di Germania” (1978), “Riavanti… Marsch!” (1979) e “Rag. Arturo De Fanti Bancario-Precario” (1980). La colonna sonora di “Ti Ho Sposato Per Allegria” è stata a lungo nascosta tra le pieghe della discografia del compositore nativo di Torino, poiché all’uscita del film fu pubblicato soltanto un 7” (1967) edito dall’etichetta Cetra contenente la cover in italiano di un brano di Anita Harris riarrangiata da Gianrcarlo Chiaramello, Ormai Non T’Aspettavo Più (Just Loving You), e l’omonima canzone Ti Ho Sposato Per Allegria con testo firmato da Vito Pallavicini, entrambe cantate da Gabriella Ferri. La prima slegata dalle immagini proiettate sul grande schermo, la seconda mai riapparsa sulle successive release in cd.
Nel corso dell’esplorazione di metà anni Novanta delle sonorità bossa nova, jazz e lounge, tramandate ai posteri dai grandi maestri delle decadi precedenti, la nipponica Avanz Records consegnò alle stampe ventisei brani dell’allora inedito score di “Ti Ho Sposato Per Allegria” (1997). Gli stessi sono divenuti in seguito trentacinque, complice il ritrovamento di ulteriori materiali, all’interno della tracklist (2010) finalizzata da un’altra realtà editoriale collocata nella terra del Sol Levante, ovvero l’etichetta Verita Note. La release griffata Musica Per Immagini di “Ti Ho Sposato Per Allegria” (2024) offre, invece, all’ascoltatore la prima edizione in vinile dell’opera con remastering a cura dell’ingegnere del suono Giuliano Radiciotti. Differente anche la scaletta finale, disomogenea in termini di fruizione acustica. La melodia di Ti Ho Sposato Per Allegria (Titoli) è l’asse portante dell’opera. Una sgargiante bossa nova fondata sull’immediato contributo dei fiati, affiancati ai più delicati idiofoni e ai vocalizzi della divina Edda Dell’Orso, da ascoltare e, soprattutto, da apprezzare ‘isolati’ dal resto dell’opera in Ti Ho Sposato Per Allegria (Edda Reprise).
L’alternanza degli strumenti, se non la sostituzione degli uni con gli altri, è al centro delle continue e sottili rielaborazioni della traccia, trasformata in chiave beatless in Ti Ho Sposato Per Allegria (Organetto E Voce) o rallentata in Ti Ho Sposato Per Allegria (Risveglio Felice). La medesima melodia è contraddistinta da una maggiore carica sognante sia in Ti Ho Sposato Per Allegria (Come Un Sogno) che in Ti Ho Sposato Per Allegria (Love Mood), grazie al ricorso alla chitarra classica, mentre Ti Ho Sposato Per Allegria (Due Amanti) è impreziosita dalle note di flauto e di organo. Quest’ultimo è il protagonista della superlativa divagazione Ti Ho Sposato Per Allegria (Organ Blues). Notevoli anche gli ulteriori momenti evasivi Ti Ho Sposato Per Allegria (Bossa Theme) e Ti Ho Sposato Per Allegria (Bossa Shake). Il sound travolgente di un brano quale Ti Ho Sposato Per Allegria (Shake Drammatico) e quello spensierato di Ti Ho Sposato Per Allegria (Happy Shake) sono, viceversa, mitigati da quello sexy di Ti Ho Sposato Per Allegria (Striptease). Il conclusivo Ti Ho Sposato Per Allegria (Theme – Piero Piccioni Edit) una piccola gemma dal retroterra pastorale.