Alessandro Alessandroni
Storie Di Guerra
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. L’articolo 11 della Costituzione italiana rinnega così il vissuto fascista, condannando la guerra tout court, e sottolinea sia l’indipendenza che l’interesse dello Stato nel rispettare valori universali, gli stessi calpestati durante venti anni di dittatura e, soprattutto, cinque dell’ennesima guerra mondiale. Un periodo breve, ma devastante, da cui la nazione è uscita distrutta e stremata, riuscendo a superarne i traumi poco alla volta, dando vita a un tumultuoso sviluppo economico e sociale. Momenti irripetibili, entusiasmanti, contraddittori, parte di una storia intesa e di un retaggio ancora rilevante.
Orizzonte di una competizione egemonica, espressione concreta di culture del potere e del dominio, sbocco della dialettica di rapporti di forza tra entità territoriali e tra gruppi sociali e, semplicemente, oggetto storico da riconsiderare nelle sue mutevoli forme e nelle diverse fasi del suo svolgersi, la guerra era ed è una questione centrale da affrontare in termini non soltanto critici. A breve distanza dal secondo conflitto mondiale, e complice il boom della televisione, non è stato insolito imbattersi in documentari su vicende legate a battaglie e scontri del passato. Immagini commentate da musiche, naturalmente, ad hoc, come quelle di Alessandro Alessandroni, versatile autore di diverse librerie musicali a sfondo ‘bellico’, tra cui “Storie Di Guerra” (2022), release in vinile Holy Basil Records, esplorazione tematica del dramma, dell’intensità e della tensione del conflitto, sia rappresentativo che emotivo in termini psicologici, attraverso un ricco linguaggio cinematografico.
È il caso, ad esempio, di Fame E Paura, un incipit da brividi per archi e chitarra classica. La stessa è protagonista sia della digressione dissonante Il Giorno Prima che della cacofonica Genocidio. Splendide astrazioni che evocano un clima ostile. Mentre Il Profugo è incentrata sulla tenue melodia per flauto, è il pianoforte a rubare la scena durante una traccia obliqua quale L’Ultimo Minuto. Le martellanti percussioni di Terra Di Nessuno e di Storie Di Guerra un vero e proprio preludio allo scontro, o una riflessione malinconica sugli orrori della guerra e sulle sue conseguenze. Imbarco è, invece, un brano spartiacque, affatto inquietante, strumentale per consentire all’ascoltatore di riprendere fiato. Anche La Decimazione racconta una storia pressoché visiva, con godibili echi western. Arrembante La Morte Del Sergente. Allucinante Nostalgia Di Un Soldato, morriconiana nel profondo. Ansiogena I Due Disertori. Tensiva Dopo La Rappresaglia.