Roberto Pregadio
La Settima Donna
Tre in fuga dopo una rapina in banca e un duplice omicidio. Aldo (Ray Lovelock), Nino (Stefano Cedrati) e Walter (Flavio Andreni) hanno già lasciato dietro di sé una scia di caos e morte. Quando la loro automobile è in panne, i feroci criminali cercano un nascondiglio prima che la polizia li raggiunga. Il loro rifugio designato è un’isolata villetta a strapiombo sul mare. Al suo interno, cinque giovani studentesse, che trascorrono una breve vacanza e provano la recita di fine anno, “Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate” (1595) di William Shakespeare, sotto l’occhio vigile della loro istitutrice, suor Cristina (Florinda Bolkan). La settima abitante della casa è la sfortunata donna di servizio, prima vittima della furia sadica dei fuggiaschi, che prendono in ostaggio il gruppo. È l’inizio di un calvario di violenze fisiche e psicologiche. Suor Cristina è violentata, il postino, a cui la stessa aveva consegnato un biglietto da recapitare alle forze dell’ordine, è altrettanto ucciso senza alcuna pietà, così come Elisa (Sherry Buchnan), una delle allieve. A questo punto, i delinquenti perdono, però, il controllo. La religiosa abbandona i voti ed elimina Nino con il veleno e Walter con un colpo di pistola. Aldo è, invece, consegnato alle superstiti, che lo massacrano a colpi di bastone.
“La Settima Donna” (1978) è un disturbante thriller, prodotto da Pino Buricchi per Magirus Film, girato interamente all’Hotel Torre di Cala Piccola di Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto. Il film diretto da Franco Prosperi, ex assistente alla regia di Mario Bava, è basato sulla sceneggiatura di Giambattista Mussetto e Romano Migliorini, che fonde tre differenti tipologie di narrazione. L’incipit rimanda, infatti, a uno dei numerosi polizieschi allora in voga, con sparatoria presso un istituto di credito, fuga in automobile e colonna sonora incalzante. La macchina da presa riprende i criminali ad altezza terra, inquadra soltanto i loro piedi, favorendo il prosieguo di una linea a tinte gialle, perché lo spettatore non è al corrente di chi ha fatto fuoco durante il colpo. Poco dopo, i fuggitivi riparano presso la villetta e la pellicola introietta così una variante del filone women in prison. Il vertice delle prigioniere è, non a caso, una religiosa, a sua volta simbolo di una nunsploitation, altrettanto vittima di una violenza prima passiva, lo stupro, e poi attiva, attraverso la sua cruenta vendetta. Il regista di “Tecnica Di Un Omicidio” (1966), “Il Debito Coniugale” (1970) e “Un Uomo Dalla Pelle Dura” (1972) fa leva così su una serie di contrapposizioni alquanto stridenti.
Mentre preparano la rappresentazione della tragedia emblema dell’amore assoluto e contrastato, le alunne sono intente a prendere il sole nell’accogliente contesto dell’Argentario. Il caos e l’isteria si scatenano, paradossalmente, in pochi istanti, a seguito dell’irruzione di Walter, animalesco, che massacra la domestica a colpi di ferro da stiro. La stasi della segregazione collima con l’aggressività dei fuoricampo. Durante la permanenza dei criminali all’interno della villetta, si fa strada il puro rape and revenge, indagato in profondità e concettualizzato a partire dalla scrittura del copione, che palesa psicologie complesse, suggerendo la creazione di veri e propri archetipi – Aldo è il doppiogiochista, Nino il sessuomane e Walter il sanguinario – e un personaggio ambiguo come suor Cristina. A fronte del cadavere stuprato dell’allieva Elisa, la donna, che ha rivelato di essere tutt’altro che illibata, sospende i principi concilianti del Nuovo Testamento, a favore di quelli punitivi del Vecchio Testamento, e decide di impugnare le armi per farsi giustizia. La regia supera così la mera exploitation mediante ralenti che suscitano sdegno: la violenza carnale perpetrata su Elisa è il simbolo della sopraffazione maschilista, cristallizzato per essere condannato al meglio.
Franco Prosperi si spinge oltre mediante inquadrature ricercate, grandangoli singolari e soggettive delle vittime per fissare il loro punto di vista: gli abusi sono così raccontati attraverso lo sguardo di coloro che assistono all’orrore domestico. Ottima anche la fotografia di Cristiano Pogany, che accentua e valorizza le accecanti delizie paesaggistiche marine. L’opera è puntellata, inoltre, con citazioni mirate da “Arancia Meccanica” (1971) di Stanley Kubrick, è il caso del ghigno di Walter, e dal coevo “L’Ultimo Treno Della Notte” (1975) di Aldo Lado, in occasione della deflorazione con un oggetto. La maggiore ‘ispirazione’ del film deriva, tuttavia, dal progenitore del fortunato filone del rape and revenge, ovvero il cult “L’Ultima Casa A Sinistra” (1972) di Wes Craven, al punto che è conosciuto negli Stati Uniti sia come “Terror” che come “The Last House On The Beach”. Limitato in patria da una distribuzione a carattere regionale, e autentico flop con un incasso di poco più di venticinque milioni di lire al botteghino, “La Settima Donna” è stato immancabilmente omaggiato dal cultore del cinema di genere tricolore Quentin Tarantino, che ha riproposto il concitato finale con killer pestato a sangue da tre ragazze in “Grindhouse (Death Proof)” (2007).
La partitura de “La Settima Donna” è stata pubblicata in formato cd, su iniziativa dell’etichetta Sazuma, allegato al dvd della pellicola. La firma è quella di Roberto Pregadio, già pianista dell’orchestra della Rai e, complice la sua simpatia e affabilità, storica spalla dei presentatori Corrado Mantoni e Gerry Scotti nel corso di diciassette edizioni dello show televisivo “La Corrida” tra il 1986 e il 2008. Il compositore nativo di Catania è stato, spesso, al pianoforte in sala di registrazione, suonando per Armando Trovajoli, Carlo Rustichelli e Piero Piccioni, salvo iniziare una propria carriera ‘solista’, segnata da un lungo sodalizio con il regista Silvio Amadio. Lo score de “La Settima Donna” (2023), stampato per la prima volta in vinile da Musica Per Immagini, è tra i pochi contributi del musicista siciliano per il cinema dei c.d. ‘mondi neri’, tra cui si ricordano contributi contraddistinti da una certa originalità di fondo, sia filmica che musicale, quali “Passi Di Danza Su Una Lama Di Rasoio” (1972), “Il Sorriso Della Iena” (1972), “I Gabbiani Volano Basso” (1977) e “Il Medium” (1978). La musica de “La Settima Donna” è, non a caso, funzionale persino se slegata dalle immagini più cruente: l’ascoltatore non è travolto da alcun senso di turbamento.
Gli undici brani dell’opera sono caratterizzati da un mood easy listening e, in minoranza, accomunati da un retroterra psichedelico, in ‘sintonia’ con atmosfere tanto progressive quanto trasversali all’interno di album quali “A Saurceful Of Secrets” (1968) e “Meddle” (1971) dei leggendari Pink Floyd. Ad esempio, La Settima Donna – Seq. 1 e la ripresa La Settima Donna – Seq. 8, con vocalizzi di Edda Dell’Orso, spiccano per la suadente melodia dal ritmo funk di basso, batteria e chitarra wah wah, utilizzata per i titoli di testa e di coda, sul fermo immagine di un gabbiano che plana sulle onde marine. È facile intuirne il suo valore, così come è immediata la portata della canzone, in odor di disco music, Place For The Landing, cantata dall’attore Ray Lovelock e puntellata dall’armonica di Franco De Gemini. Il brano deriva da Let’s Stick Together di Bryan Ferry ed è utilizzato mentre le studentesse si svestono e si sdraiano a prendere il sole a bordo piscina, mentre la martellante La Settima Donna – Seq. 2 emerge dalle casse di uno stereo nel corso della sequenza in cui suor Cristina è costretta a denudarsi di fronte ai tre balordi. La ‘somiglianza’ con I Feel Love, cantata da Donna Summer e prodotta da Giorgio Moroder, è pressoché tangibile.
La ‘versione’ di Roberto Pregadio poggia le basi sul medesimo motivo, rallentato e variato in chiave chitarristica. L’influenza della disco music è evidente anche in La Settima Donna – Seq. 3, che accompagna il balletto di una coppia all’interno di un locale osservato sullo schermo della televisione dalla comitiva. Tale esplosivo ritmo è riproposto ne La Settima Donna – Seq. 9, connotata da una maggiore libertà concessa agli esecutori, pronti a esibirsi in assoli ad hoc. Il frammento elettronico, dai rimandi ‘goblianiani’ e con voci da oltretomba intitolato La Settima Donna – Seq. 4 introduce una manciata di inquietudini in note all’interno della tracklist e costituisce il sottofondo dello stupro di una delle giovani a cui è obbligata ad assistere l’istitutrice. L’atmosfera ritorna solare durante La Settima Donna – Seq. 5, in scia al cadenzato arpeggio di chitarra elettrica à la Roger Waters, destinato a ravvivarsi ancora nel ritmo di basso, organo e distorsioni dell’ossessiva La Settima Donna – Seq. 6, che commenta il tentativo di fuga di una delle giovani in ostaggio. Lo stesso è ripreso con variazioni soliste ne La Settima Donna – Seq. 10. Acida e aggressiva La Settima Donna – Seq. 7, una sorta di piccolo crescendo ipnotico, sovraimposta al tragico scontro del finale.