Amedeo Tommasi
Thomas
“Thomas… Gli Indemoniati” (1970) è un grottesco lungometraggio a basso budget, poco convenzionale per il cinema italiano, con qualche lampo sporadico e una sceneggiatura davvero sui generis. La seconda opera di Pupi Avati dietro la cinepresa non è stata granché fortunata: inedita in Italia a causa del fallimento della società di distribuzione, ma presentata al Festival del film Locarno del 1970, dove uno dei suoi interpreti, Bob Tonelli, vinse il Premio Stephen quale migliore attore non protagonista. Non a caso, “Thomas… Gli Indemoniati” è passato alla storia più come la pellicola che ha segnato il debutto di Mariangela Melato sul grande schermo che per la sua bellezza.
L’attrice era stato convocata sul set a Ferrara in sostituzione di una collega e si mostrò particolarmente determinata nel cercare di ottenere la parte, al punto da far sbilanciare il regista in occasione della sua morte: “nella mia carriera è stata la prima interprete, senza distinzioni tra maschi e femmine, che mi ha dato una vera emozione”. Diretto a ridosso di “Balsamus, L’Uomo Di Satana” (1970), “Thomas… Gli Indemoniati” confermava così la propensione horror di Pupi Avati, interessato a sorprendere di continuo lo spettatore con una narrazione poco omogenea, in cui emergono talvolta punte di comicità, in cui si confondono elementi fantastici e simboli inquietanti
Un tratto divenuto poi tipico all’interno della sua vasta cinematografia, spesso incline ad ambientazioni padane e ai rimandi a un’Italia antica e, soprattutto, intrisa di suggestioni personali. La pellicola del cineasta bolognese narra le vicende di una modesta compagnia teatrale alle prese con le prove di una commedia presto in scena, il cui protagonista è un bambino inesistente, di nome Thomas, che una delle recitanti crede di aver avuto. Uno strano personaggio invitava, però, il cast a prendere parte a una scaramantica seduta spiritica per conoscere in anticipo l’esito dei loro sforzi artistici. Al termine della stessa, appare un vero bambino, di conseguenza, chiamato così Thomas.
Quest’ultimo è ben accolto dalla compagnia e, dopo essersene presi cura, i membri della stessa decidono di trascorrere a turno una giornata con lui, in attesa che scelga con chi desideri trascorrere la sua vita. Nel frattempo, il gruppo di attori si trasferisce in un paesino per mettere in scena il loro lavoro e, durante il viaggio in treno, un altro misterioso individuo li avvisa che lui è l’unico sopravvissuto di un’altra compagine teatrale esibitasi in loco, massacrata e fatta a pezzi dal pubblico inferocito. Una volta giunto a destinazione il cast è al centro di eventi surreali tra cui la visione di un ospizio per ex attori e attrici, una bizzarra lezione di sesso o l’estrazione di statue dalla terra.
Il giorno dello spettacolo il pubblico, già prima del suo inizio, prende d’assalto la serranda a difesa del palco. La commedia ha inizio con la protagonista e Thomas che improvvisano sul palco, ricordando alcuni momenti della loro vita. Una conclusione che, potenzialmente, mette in dubbio la veridicità dei precedenti avvenimenti. Una rappresentazione teatrale e l’irrealtà dei suoi riflessi. La ricerca dell’ispirazione degli artisti tramite un simbolico fanciullo. Un complesso rapporto tra arte e pubblico. Nel complesso, “Thomas… Gli Indemoniati” è una pellicola persino intrigante in termini di bizzarri contenuti ma, a conti fatti, non ha rispettato a pieno le sue eccessive promesse iniziali.
Il lungometraggio si trascina, infatti, sino alla sua conclusione, con bruschi cambi di atmosfera commentati dalle musiche di Amedeo Tommasi, autore di una partitura poco omogenea. Pubblicata per la prima volta dall’etichetta Gemelli (1970), la soundtrack è, finalmente, tornata in circolazione su iniziativa di Sonor Music Editions. “Thomas (Colonna Sonora Originale Del Film)” (2017) presenta l’omonimo tema declinato in sei differenti versioni di ottima fattura. L’introduttiva Thomas, affidata alla spinetta, si connota per un alto tasso di romanticismo di note. Bossa nova espressione di gioia. La stessa aria è, in seguito, spogliata di qualsiasi orpello senza, però, subire contraccolpi.
E, parimenti, Thomas è abbellita sia dalla voce di Edda Dell’Orso che potenziata mediante il ricorso alla tromba o all’armonica. In un altro frangente, sono gli archi a essere in evidenza. Un jazzista con un vasto background come Amedeo Tommasi è abile nello scegliere lo strumento giusto per caratterizzare ogni fotogramma. Ad esempio, una nota prolungata con effetti di pianoforte è in grado generare grande suspense in Obsession, con la batteria sullo sfondo. Un’improvvisa tensione dopo il distensiva tema portante. Pendolo Mortale e Spirale si collocano sulla medesima falsariga. Sono foriere di situazioni allucinanti, con una fitta serie colpi nel vuoto e un terrorizzante fischio.
Lo stesso è al centro di Borgata, per suggellare una melodia malinconica, mentre Piccolo Vagabondo e Giochi Nel Parco sono nient’altro che semplici intervalli senza particolari pretese. Il primo finalizzato da armonica a bocca e nacchere. Il secondo cantato dai bambini. Oltre il calore di Thomas e i momenti drammatici, esoterici o a sfondo ludico, il commento di Amedeo Tommasi propone, infine, anche un’atmosfera chiesastica e tragica, affatto raccolta, eseguita da un coro e in ritmica beat, cioè Shake Tragico, e un vero e proprio canto triste e mistico quale Bottiglie. Una partitura del genere restituisce ai posteri il clima di una pellicola “orgogliosamente provinciale”.