Sandro Brugnolini
Utopia
Il luogo che non esiste in greco. Il nome di un piccolo mondo ideale per Tommaso Moro. La formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà, ma è proposto come modello. Un’aspirazione o un progetto, spesso, non suscettibile di realizzazione pratica. ‘Utopia’ è un termine dalle molteplici sfumature. “Utopia” (2021) è anche il titolo di una libreria musicale di Sandro Brugnolini, ristampata in vinile da Sonor Music Editions, con l’aggiunta di due brani inediti. Un album parte del catalogo Gemelli (1972), griffato dall’astratta immagine di copertina a cura del pittore Michel Seuphor, dal retroterra avanguardistico, fortemente jazz, psichedelico nel profondo, a cui hanno collaborato Giorgio Carnini, sia con la scrittura di arrangiamenti che seduto all’organo e al pianoforte, e Franco Tamponi, direttore dell’orchestra. Un titolo iconico, forse non casuale. Gli elastici concetti di utopia e di jazz sono prossimi da sempre.
E persino in contrasto con il pensiero del filosofo, sociologo e musicologo Theodor W. Adorno. L’accademico tedesco si è, infatti, distinto per una critica radicale alla società e al capitalismo avanzato così come quella nei confronti del genere nato oltre cento anni fa quale evoluzione di forme musicali già utilizzate dagli schiavi afroamericani. “Il jazz è la falsa liquidazione dell’arte: l’utopia, invece, di realizzarsi, scompare dal quadro. Come la moda, il jazz rispecchierebbe e riprodurrebbe la realtà sociale vigente: “attraverso l’istituzionalizzazione del sempre-uguale, le pratiche del jazz sfociano nel riconoscimento di un mondo realistico e privo di sogni”. Tale approccio derubrica le visioni futuriste, finanche distopiche, di quel pubblico di emarginati che si è riunito nella sottocultura dei club e che avrebbe rappresentato, invece, la propria esperienza ‘nera’ in chiave fantascientifica, specie in note, complici le successive opere di Sun Ra o del duo Drexciya.
Temi, forse, ignoti al compositore, il cui lavoro è introdotto dall’atmosfera lounge di Giuggi, con il flauto protagonista quasi assoluto. Anna è, invece, il titolo del secondo e leggiadro brano dell’opera, dal retroterra quasi antico, punteggiato da occasionali archi e note di clavicembalo. Anna (Vers. Veloce) trafigge il cuore dell’ascoltatore con il suo ritmo cadenzato: il medesimo motivo è declinato con maggiore enfasi e contributo delle percussioni. Introdotta dal basso, e animata dalla chitarra elettrica e dal pianoforte, Supermarket è un’ulteriore valida traccia, evasiva e spensierata. Dissonante Sepoltura, dominata dall’organo elettrico, ideale per sequenze western. Dinamica Gregorio VII, caratterizzata da un’orchestrazione raffinata per pianoforte e chitarra elettrica proprio come Chiostro, dal mood nostalgico. Ritorno In Macchina e Ritorno In Macchina (Vers. Alt.) due facce della stessa medaglia con tempi differenti. Scricchiolante e sospesa nel vuoto l’astratta Utopia.