Piero Piccioni
Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà
Un commissario con le mani legate e un padrino gentiluomo. Una banda di spietati rapitori e una coppia di genitori pronta a pagare qualsiasi cifra per riabbracciare la figlia rapita. Il suggestivo sfondo del lago di Como e le musiche di rara bellezza di Piero Piccioni. “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà” (1974), altresì noto come “Kidnap”, è un poliziesco diretto da Giovanni Fago, già aiuto regista di Mario Monicelli e di Camillo Mastrocinque rispettivamente per le riprese de “La Grande Guerra” (1959) e quelle di “Noi Duri” (1960), nonché cineasta attivo sul fronte western con lo pseudonimo Sidney Lean, è il caso di “Per 100.000 Dollari Ti Ammazzo” (1967), “Uno Di Più All’Inferno” (1968) e “O’ Cangaçeiro” (1969), in seguito occhio dietro la cinepresa per alcune produzioni televisive quali “Morte A Passo Di Valzer” (1979), “Il Prete Di Caltagirone” (1980), “Don Luigi Sturzo” (1981), “La Freccia Nel Fianco” (1983) e “Due Assi Per Un Turbo” (1987).
Il soggetto di “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà” riporta, invece, in calce la firma di Adriano Bolzoni, già presente sia nei crediti di western quali “Minnesota Clay” (1964), “Requiescant” (1967), “Il Mercenario” (1968) che in quelli di gialli e film d’azione quali “L’Uomo Dagli Occhi Di Ghiaccio” (1971), “Un Uomo Dalla Pelle Dura” (1972), “L’Assassino… È Al Telefono” (1972), “Il Tuo Vizio È Una Stanza Chiusa E Solo Io Ne Ho La Chiave” (1972) e “Il Consigliori” (1973). L’ex giovane reporter dal fronte della seconda guerra mondiale, in seguito collaboratore de “Il Secolo D’Italia” e autore di diversi saggi storici e politici, trae ispirazione dai vari casi di sequestri di persona registrati nel corso degli anni Settanta. Una dolorosa pagina della storia italiana. Un fenomeno criminale ampio e complesso, che ha interessato organizzazioni dai diversi obiettivi, finalizzati a un riscatto economico, di stampo mafioso, sociale a carattere territoriale e politico.
Il rapimento della figlia dell’ingegnere Bonsanti (Omero Antonutti), incipit di “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà”, avviene, in modo non casuale, ‘in simultanea’ con quello del personaggio fittizio di Marilù Porrino (Laura Belli), compiuto dal sadico Giulio Sacchi (Tomas Milian), motore dell’azione di uno dei noir più violenti del cinema nostrano, “Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare” (1974) di Umberto Lenzi. Numerosi i punti di contatto tra le due pellicole: il sequestro di una donna, al netto di una differente età, di famiglia abbiente; la gang di cani sciolti invisi alla malavita locale; il covo o rifugio lacustre; l’attore dal caratteristico volto, impassibile, duro, spesso, nei panni antagonista ma, in entrambi i casi, a difesa dei più deboli. Il commissario siculo Turi Caprile (Henry Silva), doppiato da Michele Gammino e protagonista del lungometraggio di Giovanni Fago non ha, però, la verve del ‘collega’ e giustiziere Walter Grandi (Henry Silva).
Turi Caprile è irruento, testardo, ma il rapimento della figlia dell’ingegnere Bonsanti impone estrema prudenza. Il poliziotto è, infatti, costretto a fare i conti con il suo nemico Frank Salvatore (Gabriele Ferzetti), un potente boss che dirige i suoi loschi traffici dal placido specchio d’acqua prospiciente Como. La guerra privata tra i due continua: irruzioni, retate, sequestri ma, nonostante i sospetti ricaduti sul mafioso, nessuna traccia della bambina. Turi Caprile perseguita così Frank Salvatore, cercando d’indurlo a collaborare indirettamente con lui nella ricerca dei veri rapitori, guidati da colui che si fa chiamare ‘maestro’ (Philippe Leroy). L’anziano criminale è, però, un uomo d’onore. Donne e bambini non rientrano nelle sue mire. Nessuno dei suoi ‘collaboratori’ è coinvolto nel rapimento. Mentre la polizia brancola nel buio, rintraccia e uccide il ‘maestro’, impossessandosi del pagamento del riscatto e informando Turi Caprile sul luogo in cui è imprigionata la piccola.
La colonna sonora di “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà” è stata a lungo tra i most wanted degli appassionati dell’arte in note di Piero Piccioni, celebre per le partiture dedicate alle commedie, specie quelle con Alberto Sordi come interprete o regista. Il compositore nativo di Torino ha realizzato importanti contributi anche per il cinema dei ‘mondi neri’, offrendo la sua fulgida inventiva all’esordiente Bernardo Bertolucci per “La Commare Secca” (1962) e la sua formidabile psichedelia a Piero Zuffi per “Colpo Rovente” (1970), senza dimenticare le pertinenti musiche per gialli e thriller di produzione iberica quali “La Volpe Dalla Coda Di Velluto” (1971), “… Dopo Di Che, Uccide Il Maschio E Lo Divora” (1971), “Una Tomba Aperta… Una Bara Vuota” (1972), “Due Maschi Per Alexa” (1972) e “Sette Cadaveri Per Scotland Yard” (1972). Rilevanti i commenti sonori per “Lucky Luciano” (1973) e “Cadaveri Eccellenti” (1975), capolavori di Francesco Rosi.
Il 7” pubblicato dall’United Artists Records e intitolato “Kidnap / Agguato” (1974) ha rappresentato per oltre tre decadi l’unico supporto mediante il quale poter apprezzare i due brani tratti dalla colonna sonora per il film di Giovanni Fago. L’edizione in cd di “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà” (2010) a cura dell’etichetta Digitmovies è riuscita a colmare l’assordante vuoto nelle collezioni di molti. Il mancato ritrovato dei master della sessione originale di registrazioni è stato compensato dalla scoperta di copie delle medesime bobine in full stereo e in ottime condizione all’interno dell’archivio del compositore. Ciò ha reso possibile assemblare sessanta minuti di musica, introdotta dalle tracce del 7”, più alternate e bonus track. La release griffata Musica Per Immagini di “Fatevi Vivi, La Polizia Non Interverrà” (2022) offre, invece, all’ascoltatore la prima edizione in vinile dell’opera con remastering di Giuliano Radiciotti e rinnovata e godibile tracklist.
La colonna sonora è un favoloso mix di sensuali atmosfere lounge, esplosiva musica d’azione e misteriosi e ossessivi frangenti da cui emergono i suoni delle campane tubolari, come nell’agrodolce opener pentafonica Lovely Mood, ideali per commentare le oscurità dell’intricata vicenda. Sintesi di un mood differente rispetto quello adottato da colleghi a lungo impegnati con il cinema poliziesco, cimentatisi con successo con partiture funk e jazz dalle ritmiche rocambolesche e dalle squillanti sezioni di legni e ottoni. L’approccio di Piero Piccioni appare così in linea con quello già espresso tra le pieghe della partitura di “Puppet On A Chain” (1970), un thriller di Geoffrey Reeve, e ispirato dal sound della serie televisiva britannica “Attenti A Quei Due” (1971-1972), titolo italiano di “The Persuaders!”, interpretata da Roger Moore e Tony Curtis e commentata dalle musiche di Ken Thorne, David Lindup e Don Kirshner, oltre al vibrante tema principale firmato da John Barry.
Gli orientalismi di Lovely Mood costituiscono sia il sottofondo dei titoli di testa del lungometraggio che la prima melodia in apertura del lato A, prossimo a essere sedotto dal cupo motivo di Ambushers suonato all’unisono da basso, chitarra, pianoforte, oltre al contrappunto sviluppato una sezione d’archi dall’incedere minaccioso. Un potenziale sample per il ‘beat’ di un brano hip hop. Ambushers è, in realtà, una versione dal più ampio minutaggio della sopracitata Agguato, ripresa e variata nel corso di un dittico di brani presenti sul lato B: Pursuit, caratterizzata da un cacofonico background, e Action, mix di improvvisi sussulti blaxpoitation. Tra le pieghe della tracklist, è facile individuare il terzo asse portante dell’opera, The Persuaders, dall’irresistibile ritmo innervato degli ottoni. Un crescendo melodico arrangiato con eleganza e riproposto in The Persuaders Strike Back, la cui conclusione annovera, invece, un frammento di un altro motivo, quello di Sicilian Mafia.
Inconfondibile e distintivo. Scandito dal suono sia di quello strumento musicale siculo, cordofono e a pizzico, lo scacciapensieri, che delle campane tubolari. Un altro aspetto che contraddistingue il lavoro di Piero Piccioni è la ricchezza di temi composti al fine di sonorizzare le molteplici circostanze previste dalla sceneggiatura. Il compositore supera il modello che prevede la creazione di un tema principale e di un tema secondario con annesse variazioni, perché realizza dei leitmotiv e delle figurazioni musicali su misura per ognuna delle situazioni salienti e dei relativi protagonisti. È il caso di Nostalgy, Waiting, Nostalgy 2 e Mystery incentrate sull’uso dissonante di archi e chitarra, affiancato da percussioni ossessive o sincopate. Deliziosa la divagazione bossa nova Love Theme. Un mood distensivo condiviso con Kidnap – Finale, lieto fine swing non solo per i titoli di coda, declinato in sintonia da clavicembalo, flauto, spinetta elettrica e le ricorrenti campane tubolari.