Piero Umiliani
Polinesia
I gruppi insulari dell’oceano Pacifico centromeridionale. Gli arcipelaghi delle Hawaii, Samoa, Tonga, Tokelau, Tubuai, Tuamotu, delle isole della Società, delle Marchesi, di Cook, di Ellice e l’Isola di Pasqua. Una superficie complessiva quasi irrilevante, circa ventiseimila chilometri quadrati, specie se confrontata all’enorme estensione della loro distribuzione nell’oceano, ovvero dall’uno all’altro tropico e oltre. Nell’immaginario collettivo, la Polinesia è una delle destinazioni più ambite, il viaggio dei sogni, da fare almeno una volta nella vita tra isole dalle acque cristalline e dalle spiagge candide, spesso orlate da lagune verdi, location esclusive o perfette per novelli sposi o turisti facoltosi. In realtà, questo non è che uno dei molteplici volti della Polinesia, forse quello meno autentico, che è normalmente pubblicizzato dalle agenzie e dai tour operator. Per chi vive parte del globo, la Polinesia è da sempre uno dei luoghi più ambiti da visitare una volta nella vita.
Tali isole di formazione vulcanica o corallina sono rimaste ignote alle masse fino alla metà del Cinquecento. E, parimenti, i popoli nativi in gran parte provenienti dall’Australia, da Taiwan o dalla penisola dell’Indocina hanno a lungo vissuto in isolamento. Nel corso dell’Ottocento, le potenze europee iniziarono a imporre con la forza il loro dominio sulle isole abitate, dichiarandole protettorati o territori degli imperi coloniali. Oggi, dal punto di vista giuridico e amministrativo, le isole della Polinesia appartengono ancora diverse nazioni tra cui gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda, il Cile, la Francia e il Regno Unito e sono poche quelle davvero indipendenti. “Polinesia” (2021) è, però, anche un titolo ‘esotico’ nel quadro della composita e ricca discografia di un compositore creativo quale Piero Umiliani. Il compositore ha viaggiato a lungo sia in senso fisico che con vari album a tema geografico, tra le sue migliori produzioni, dedicati tanto all’Africa quanto ai Balcani.
La ristampa in vinile a cura dell’etichetta Dialogo è introdotta dall’allegra melodia per tastiere Benvenuti All’Isola a cui fa seguito un tema altrettanto dolce e popolare, Sotto Le Palme, con suadente coro, la cui ripresa è punteggiata dalle note della chitarra, senza accompagnamento ritmico. Le suggestive Canoe e Danza Magica rivelano, invece, il lato percussivo dell’opera a tempo moderato e mosso. Preceduta da Plenilunio, un languido canto per Moog, anche la breve ma intensa Tamburi Di Guerra è parte integrante del lotto, con percussioni soliste, alquanto varie. Mentre il flauto di Richiamo Del Golfo scandisce l’ennesima melodia intrisa di nostalgia, l’atmosfera diviene lentamente cupa con Erbe Magiche. Astratta e sospesa nel vuoto Pellegrinaggio Al Totem, con annessi echi tribali. Tamburi Nella Giungla e Tamburi Sacri un ulteriore dittico dal mood comune segnato da assoli di percussioni incendiarie. Esorcismi l’ultimo dissonante esotismo.