Moggi
Tra Scienza E Fantascienza
La fantascienza ha aperto ai nostri occhi una varietà di scenari diversi, possibili o impossibili, a lieto fine o apocalittici, vicini o lontani, capaci di solleticare la nostra immaginazione. A Piero Umiliani è bastato, forse, meno per creare quest’opera la cui copertina è incentrata su una strana creatura con un solo occhio. Nelle sue mani un becher dal contenuto rosso. Alla sua destra, un cerchio simbolico impresso su una superficie sabbiosa e tre bizzarre costruzioni simili a matracci da laboratorio, di diverse altezze e forme. In lontananza un misterioso pianeta blu. È la pertinente dimensione grafica, se non “aliena”, di una delle librerie musicali più all’avanguardia della discografia del compositore italiano, in piena sintonia con il suo titolo. “Tra Scienza E Fantascienza” (1980) ha consegnato ai posteri l’incredibile inventiva dell’istrionico pseudonimo Moggi, a suo agio con gli strumenti elettronici, a favore di un suono atmosferico, complesso, minimalista e, soprattutto, ‘moderno’.
La ristampa in vinile a cura di Musica Per Immagini di “Tra Scienza E Fantascienza” (2023) è, infatti, introdotta da un tema orecchiabile quale Cowboy Spaziale, dal carattere vagamente western sia nel canto che nell’accompagnamento, seguito da una base ritmica marcata dagli interventi solistici del basso acustico e con accompagnamento swing della batteria, ovvero Officina Stellare. Altrettanto allegro, se non spensierato e folkloristico, il tema Danza Galattica, il cui ritmo deriva dai battiti del pianoforte insieme al Soundmaker, con accompagnamento del basso della tastiera del Busillacchio e altri campanacci in eco. Saltarello Marziano, moderatamente veloce, è un brano dal carattere simile al precedente, ma privo di una linea melodica orecchiabile. L’ostinato elettronico di Jingle N. 1 rivela, invece, un mood percussivo, a cura di vari strumenti acustici, e un ritmo serrato, mentre Automa presenta una base elettronica pressoché uniforme segnata da interventi di batteria.
A ritmo di tarantella, emerge di seguito un canto grottesco del Moog accompagnato da tamburello e vari piatti, suddiviso in piccole sequenze, ovvero Tarantellaccia. Due, viceversa, le cellule tematiche che si ripetono simmetricamente in Bric Brac, l’impropria, seppur perfetta, sigla per notiziari e rotocalchi televisivi. Anche il jazz diviene elettronico, è il caso di Soundmaker Blues, con ostinati nel registro dei fiati, mentre Gadget presenta un accompagnamento di basso acustico e di batteria in stile dixieland. Di riflesso, e a tempo moderato con ritmi armonici e ancora linee melodiche di esclusiva matrice elettronica, Soft Key è quasi rock, e Happy Accompaniment offre all’ascoltatore leggerezza in note. Le due versioni di Futuristic Jam annoverano, poi, serie di interventi solistici del sintetizzatore, in vari registri, con ritmo alternativamente veloce. Il brano conclusivo Killer Robot, sia drammatico che pesante, è fondato su una cellula melodica concisa.