Piero Umiliani
Intrigo A Los Angeles
Due agenti federali sotto mentite spoglie e un luminare della scienza. “Intrigo A Los Angeles” (1964) è un piccolo e scanzonato film in bianco e nero che sembra essere stato girato almeno dieci anni prima, in seguito rieditato persino come “Agente 707: Intrigo A Los Angeles” per reinserirsi al meglio tra le pieghe del celebre filone eurospy e sfruttare le potenzialità di una tripla cifra cara ai fan della saga cinematografia di James Bond. Scritto da Adriano Baracco da un soggetto del produttore Lucio Marcuzzo, lo sgangherato spionistico infarcito di timidi spogliarelli e altri numeri da locali notturni è lontano dall’offrire allo spettatore trame oscure o inutilmente complicate, prediligendo uno svolgimento fin troppo lineare. Il lungometraggio diretto da Romano Ferrara e con fotografia di Adalberto Albertini fa, inoltre, affidamento sulle immagini di repertorio della metropoli a stelle strisce, oltre che a interni ricostruiti con poca cura ed esterni da periferia romana.
I protagonisti della pellicola sono gli agenti segreti David Blair e Thelma Avery, rispettivamente interpretati da Luciano Marin e Mary Luger, incaricati di rintracciare il professor Weiss, cioè Paolo Cruciani, scomparso nel nulla dopo la scoperta di una rivoluzionaria formula in grado di guarire gli individui colpiti da radiazioni atomiche. I due seguono una labile pista, lastricata dalla morte di due innocenti ballerine, che li conduce dall’impresario George, alias Gaetano Quartararo. Il professor Weiss è, in realtà, tenuto prigioniero da George e dall’infida e sfigurata assistente dello scienziato, ovvero Jean Lovering, disposta a qualsiasi nefandezza al fine di riacquistare l’originaria bellezza deturpata proprio dall’essere stata esposta a radiazioni atomiche. L’impresario e la donna intendono, inoltre, vendere a una potenza straniera la preziosa formula. Quando i due agenti segreti sembrano avere la peggio, sono salvati dal mai tardivo intervento della polizia così come il professor Weiss.
Le vicende della pellicola sono commentate dalle invenzioni in note di Piero Umiliani, contenute, a distanza di cinquant’anni dalla prima edizione, in un doppio vinile griffato Contempo Records. A differenza dell’originale, l’ascoltatore entra in contatto con l’eterogenea partitura del compositore fiorentino attraverso quattro composite suite, una per ciascun lato del prodotto. Oltre venti minuti di musica pressoché inedita valorizzano così la ristampa di “Intrigo A Los Angeles (Colonna Sonora Originale” (2015), priva di un vero e proprio motivo conduttore, ma caratterizzata in positivo da ritmi ballabili e sonorità bossa nova e lounge, spesso punteggiate dalla chitarra di Enzo Grillini. Anche le trombe di Chet Baker e Nini Rosso sono tirate a lucido nell’arco di diversi frangenti in chiaroscuro. Diversi frammenti sono, inoltre, su misura per i frangenti disturbanti del film, tra rumori di fondo, pulsioni elettroniche, percussioni e contrabbassi. Il vocabolario del jazz è infinito.