Egisto Macchi
Africa Minima
Il fascino del continente nero. Terre incontaminate, aborigeni danzanti. Egisto Macchi non è stato l’unico compositore italiano degli anni Settanta attratto da sonorità esotiche al punto da replicarle in studio e, apparentemente, non per motivi commerciali. Altri due artisti si sono cimentati in operazioni simili: Francesco De Masi, autore di fortunate colonne sonore per lungometraggi afferenti al cinema di genere, con “Alla Scoperta Dell’Africa” (1966), prodotto per sonorizzare un documentario di Folco Quilici e l’instancabile Piero Umiliani con “Continente Nero” (1975).
L’approccio del geniale artista fiorentino è, però, diverso rispetto quello di Egisto Macchi, tra i membri del Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza, perché ricorre a una moltitudine di strumenti, mentre il grossetano predilige uno più mirato, conciso, eleggendo le vibranti percussioni come una delle due forza motrice di “Africa Minima” (2015), ristampata in vinile da Sonor Music Editions, contrapponendole alle note emesse, ad esempio, del pianoforte. Un modus operandi ascoltabile anche all’interno di librerie musicali quali “Bioritmi” (1971) e “Città Notte” (1972).
Il lato A è segnato dalle accattivanti tensioni di Jungla I e Jungla II. Gli archi l’aggiunta ad Avvoltoio. Misterioso l’incedere I Tamburi Della Tribù, inquietanti i rintocchi di Gli Animaletti Della Foresta ma, soprattutto, d’impatto Gli Elefanti, con coda stridula. Il lato B segue il medesimo orientamento compositivo con Caccia Grossa e Gli Esploratori, mentre la breve Le Scimmie è più melodica. La Luna E Il Fiume il punto più alto della suspense nera ordita da Egisto Macchi. La Casa Dei Bianchi una piccola pausa per riprendere fiato prima della conclusiva Gli Ippopotami.