Braen, Raskovich
Quarta Pagina (Poliziesco)
La quarta pagina di un quotidiano, specie nella tradizione giornalistica italiana tra l’Ottocento e il Novecento, era lo spazio dedicato alla cultura, alla letteratura e alla riflessione intellettuale. Nonostante la posizione apparentemente marginale, questa pagina era considerata un luogo privilegiato, quasi ‘nobile’, dove trovavano posto saggi brevi, racconti, riflessioni filosofiche e politiche, poesie, articoli di critica, spesso a cura di scrittori, poeti e altri pensatori di rilievo. A differenza delle prime pagine, occupate dalle notizie del giorno, la quarta pagina si distingueva per l’adozione di un tono più meditato e persino duraturo, offrendo ai lettori uno spazio sia di approfondimento che di contemplazione, distante dalla cronaca immediata. Era, in un certo senso, il cuore ‘pensante’ dell’oggetto cartaceo. Nel corso del tempo, e con l’evoluzione del giornalismo verso modelli più visivi e scorrevoli, il ruolo simbolico della quarta pagina si è, purtroppo, affievolito.
Il termine ‘quarta pagina’ è, però, utilizzato oggi per indicare un tipo di scrittura giornalistica colta, riflessiva, spesso letteraria, capace di andare oltre la semplice informazione. E, nel caso della musica di Braen e Raskovich, alias Alessandro Alessandroni e Giuliano Sorgini, di finalizzare u’opera davvero sui generis in ambito library music, dalle sonorità psichedeliche, se non vera e propria fusione tra funk, jazz e rock, caratterizzata da atmosfere cinematografiche e spesso atonali e tese, che evocano le colonne sonore di diversi film di genere di inizio anni Settanta, così come alcuni progetti avanguardistici del Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza, trasportando l’ascoltatore in un mondo di intrighi e di suspense. Arrangiamenti orchestrali, chitarre fuzz e groove ipnotici favoriscono l’emergere della forte identità artistica di “Quarta Pagina (Poliziesco)” (2015), una pregevole ristampa in vinile a cura dell’etichetta Schema, con allegato il prezioso bonus cd.
Graffiante l’apertura con Frode, dal basso pulsante, con batteria incalzante e oscuri vocalizzi femminili, strumentale per elevare immediatamente il livello di paura. Dopodiché il loop percussivo Pedinamento, ovvero una manciata di accordi di chitarra acustica, e l’astratta Addescamento, su misura per commentare occhi indiscreti e altri passi nell’ombra. Efficace Incriminazione, dal mood dissonante, con ripetute grida alla stregua di accuse messe a verbale. Oltre l’ellissi sonora Indizio, un esercizio cacofonico, In Fuga: ancora vocalizzi femminili, assoli di chitarra distorta, frammentata melodia di flauto. L’ansia diviene realtà durante la claustrofobica Nel Penitenziario, dal maligno clavicembalo. I rintocchi e i fiati di Ritrattazione rilasciano nuove tensioni in vista della traccia più corposa La Vittima, evocazione di dolore e silenzio. Rimorso una riflessione dal retroterra elettronica per flauto. Il Covo un fumoso finale noir, punteggiato da immancabile fischio.