Tim Hecker
No Highs
Dopo gli anomali “Konoyo” (2019) e “Anoyo” (2019), sorprendenti esperimenti di destrutturazione elettronica della musica tradizionale giapponese, e le colonne sonore per il film di fantascienza “Infinity Pool” (2023), diretto da Brandon Cronenberg, e della serie televisiva drammatica “The North Water” (2021), creata da Andrew Haigh, Tim Hecker ritorna con un nuovo interessante progetto, “No Highs” (2023). Inizia così una nuova fase della sua carriera che, forse, prova a superare la precedente, prendendo spunto dai lavori creativamente più significativi del decennio precedente. L’artista canadese continua con successo il suo personale percorso all’interno dell’ambient distaccandosi dalle atmosfere dense e spirituali e presentando una riflessione sul minimalismo e, soprattutto, sul potere della sottrazione, laddove l’assenza di dinamiche tradizionali diviene una vera e propria esplorazione dell’immobilità sonora e delle sfumature emotive del vuoto.
Tim Hecker ritorna ritorna, dunque, a farsi interprete della modernità puntando il dito contro qualsiasi idea di musica ambientale ritenuta ‘distrazione’ o, peggio, momento per ‘rilassarsi’, in riferimento alle migliaia di playlist create sulle piattaforme di streaming on demand soltanto per questo. Il prolifico compositore è consapevole che un musicista coraggioso non deve essere accondiscendente verso il fruitore più superficiale, bensì deve stupirlo. “No Highs” è, quindi, volutamente austero e monolitico, grigio e immaginato quale fuga assoluta dalla musica evasiva. Il titolo “No Highs” sembra quasi una dichiarazione programmatica: l’ascoltatore non deve aspettarsi né apici emotivi né crescendo epici. L’album pubblicato da Kranky non necessita, infatti, di grandi gesti per catturare l’attenzione. Tim Hecker si concentra sul dettaglio, sugli strati sonori e sull’equilibrio tra rumore e silenzio, conducendo l’ascoltatore in uno spazio di meditazione rarefatta.
Ogni suono è ponderato e ogni pausa è significativa. Tim Hecker dimostra ancora una volta la sua maestria nell’equilibrare elementi acustici ed elettronici, costruendo paesaggi sonori che sembrano pressoché infiniti e mai caotici. La qualità della produzione è impeccabile, con una profondità sonora che invita l’ascoltatore a immergersi completamente. E, come nel caso dei lavori precedenti, “No Highs” richiede un ascolto attento e paziente. L’album non offre soddisfazioni immediate, tuttavia premia chi è pronto a lasciarsi trasportare nelle sue atmosfere ipnotiche. Non a caso, l’apertura Monotony è un manifesto di questa nuova fase creativa: droni avvolgenti e quasi statici evocano una calma inquietante, senza punti di riferimento. In Glissalia sono introdotti, invece, timidi movimenti melodici, alla stregua di bagliori lontani che si perdono in un mare di texture granulose e riverberi. Total Garbage è un titolo ironico, che fa riferimenti a rumori frammentati.
Lotus Light è il brano più contemplativo di “No Highs” e il più vicino alle sonorità di un precednete album quale “Love Stream” (2016), laddove alte e delicate frequenze squarciano bassi bordoni, evocando quella luce che filtra attraverso l’oscurità. Gelida e spoglia Winter Cop, solcata da ritmi sottili che, strizzando l’occhio a certi loop di William Basinski, simulano il lento ma progressivo battito di un cuore. I suoni eterei e vaporosi di In Your Mind favoriscono una sorta di dialogo immaginario tra il mondo esterno e la percezione esteriore. Pulse Depression scava nella materia sonora più cupa, con droni pulsanti e modulazioni che evocano profonda malinconia. Mentre gli otto minuti di Anxiety descrivono paesaggi decadenti, quelli di Sense Supression sono stranianti e rarefatti, una manciata di rumori si sovrappone ordinata sino a diventare un tutt’uno indistinguibile. La finale Living Spa Water chiude l’album con una nota più luminosa, seppur ancora minimalista.