Luis Bacalov
Pitturamusica
Milano, 1972. La mostra “pitturamusica/corpopaesaggio” presso la Galleria Toninelli Arte Moderna offriva al pubblico un’esperienza sensoriale. L’esposizione di nove quadri di Edolo Masci eseguiti tra il 1968 e il 1970 – incentrati sul corpo femminile svestito del suo significato estetico per rimarcare quello semantico di rivelazione del naturale – era affiancato dalle musiche di Luis Bacalov e, in misura minore, da quella di Ennio Morricone. Ogni opera era ‘collegata’ a una cuffia per l’ascolto del brano apposito, originando un ciclo omogeneo di strutture formali e musicali che, dalla trasgressione della pittura, muoveva senza continuità verso la musique concrète mediante l’uso non tradizionale degli strumenti ai fini di una ricerca timbrica, voci umane ridotte a sintagmi linguistici in combinazioni polifoniche e rumori percettibili solo con accorgimenti elettroacustici.
“Pitturamusica” (2020), ristampa in vinile di Cinedelic Records, recupera il contenuto dell’album pubblicato dalla General Music (1972), suddiviso in sezioni separate e manipolato tramite sovrapposizioni, variazioni di velocità di scorrimento del nastro magnetico, echi artificiali, naturali e altri processi. La release è introdotta dai vocalizzi de La Gioconda, sovrapposti a frenetici archi. I disturbanti rumori di S.B. facilitano l’assorbimento delle più sottili astrazioni di Conchiglia, contraddistinta dal ricorso al flauto e dall’assenza di musica nel suo segmento centrale. Fruscii sullo sfondo e frammenti di dialoghi costituiscono la spina dorsale di Venere D’Urbino. Mentre il dittico Dopo Apollo II e Apollo II rimanda, oltre l’ironia di Mela, a sonorità giallo-thriller, i sospiri di Corpopaesaggio I concludono un’opera fondata su un immaginario erotico. Sfocato, ma seducente.