Enrico Intra
Jazz In Fabbrica
Dal 1945, l’azienda Ratti racconta la qualità e il lusso attraverso accessori e tessuti per le maison di tutto il mondo, combinando design, innovazione e ricerca. Un’eccellenza italiana con un’innata predisposizione al cambiamento e la capacità di avere sempre lo sguardo rivolto al futuro. Non a caso, nel 1958 è inaugurato lo stabilimento di Guanzate, in provincia di Como, per il processo produttivo a ciclo integrato di lavorazione della seta, dal filato al prodotto, praticamente, finito. In un’area di circa cinquantamila metri quadri, l’azienda Ratti ha così iniziato a gestire e controllare l’intera filiera produttiva, dal disegno alla progettazione del tessuto, fino alla nobilitazione e alla confezione, garantendo ai clienti soluzioni su misura e di alta qualità. La mission dell’azienda Ratti è, dunque, ricercare di continuo risultati creativi, innovativi e sostenibili per provare a elevare la cultura tessile e parimenti consolidare la leadership nelle nuove frontiere delle applicazioni tessili.
Prima di ingrandire le attività mediante Ratti USA Inc nel 1973, con sede a New York, il suddetto stabilimento è teatro di un evento unico nel suo genere, divenendo teatro di un concerto per i suoi operai. Un esperimento improponibile oggi. Nessuna azienda regala circa quaranta minuti di musica dal vivo alle maestranze. E, soprattutto, pochi artisti sarebbero disposti a cimentarsi in qualcosa del genere. Negli anni Settanta, a fronte di un certo clima politico e sociale, era più facile e, forse, doveroso esporsi. Ciò è valso anche per il compositore, direttore d’orchestra e pianista di fama internazionale Enrica Intra, ideatore di un approccio nuovo in chiave strettamente afro-europea del jazz moderno, interprete dell’evento tenutosi il 31 ottobre 1972. La ristampa in vinile dell’album “Jazz In Fabbrica” (2021), a cura di Cinedelic Records, testimonia il suo essere da sempre lontano dagli schemi formali ed espressivi consolidati a favore di un complessivo rinnovamento del suono.
Coadiuvato da Carlo Milano al contrabbasso, Carlo Sola alla batteria, Giancarlo Barigozzi al flauto e al sassofono tenore e Sergio Fanni al flicorno e alla tromba, il raffinato interprete milanese ha offerto al pubblico due suite quasi di eguale minutaggio, in bilico tra tradizione e sperimentazione, vale a dire, una per ogni facciata dell’opera, malgrado un’iniziale diffidenza a inciderla, perché in perenne modificazione a seconda dei solisti coinvolti e del tipo di empatia creatasi con gli spettatori. Nuova Civiltà / Parte 1 ha un carattere alquanto distensivo, se non contemplativo, con gli strumenti a fiati tirati a lucido, oltre all’onnipresente pianoforte di Enrico Intra a punteggiare ogni piccolo movimento all’interno della composizione. Nuova Civiltà / Parte 2 rivela, invece, un’andatura maggiormente slanciata, in aperta adesione alle tendenze più radicali dell’allora scena musicale. I tre minuti di entusiasti applausi durante il finale l’opportuno riconoscimento da tramandare ai posteri.