Piero Umiliani
Gli Italiani E L’Industria
Il reddito italiano netto è aumentato del cinquanta per cento tra il 1954 e il 1964. Gli occupati nel settore agricolo sono crollati, invece, da otto a cinque milioni di persone. I lavoratori del settore industriale, viceversa, sono aumentati dal trentadue al quaranta per cento, mentre i colleghi impiegati nei servizi raggiunsero il trentacinque per cento. Nell’arco di un decennio, la produttività delle industrie italiane è cresciuta, addirittura, dell’ottantaquattro per cento, superando quella di Svizzera, Olanda e Belgio, colmando in parte lo storico divario con Inghilterra, Germania e Francia. Sono impressionanti alcuni dei numeri del boom economico che investì il Paese allorché si producevano enormi quantità di automobili e motoveicoli, frigoriferi e televisori. L’Italia industriale non era più un triangolo, bensì una sorta di cometa: il suo centro era localizzato tra Piemonte e Lombardia, ma una lunga coda investiva l’intera valle padana, raggiungendo Bologna e Ravenna.
Il boom economico ha rappresentato anche una rottura con i ruoli e gli stili di vita tradizionali. Dopo le privazioni della guerra e gli stenti della prima fase della ricostruzione, la progressiva crescita del benessere ha definitivamente imposto un modello di vita urbano, sovvertito il ruolo sociale della donna, introdotto sia la settimana corta che le vacanze di massa. Tale insieme di vicende storiche e di costume è stato, forse, l’oggetto del misterioso documentario intitolato “Gli Italiani E L’Industria” (1967) e diretto da Romolo Marcellini. Dell’invisibile mediometraggio a scopo divulgativo, didattico o informativo è stata, però, tramandata ai posteri la musica, composta da Piero Umiliani, ripubblicata in vinile da Four Flies Records, tanto sperimentale quanto easy listening. La tracklist della ristampa de “Gli Italiani E L’Industria” (2017) rispecchia, infatti, i contrasti della società italiana di quel periodo, diviso tra consumismo e nuove forme di alienazione.
L’opener Andiamo A Spasso introduce l’opera con un allegro motivo per banjo e vibrafono a cui segue, non soltanto in termini tematici, Ballata Western per chitarra e tastiera elettronica. Evasive, se non ballabili, Tempo Di Week-End e Music Box. Mentre il mood scanzonato prosegue anche in Playtime, la ballata per vibrafono Natascia cattura in pochi istanti l’attenzione dell’ascoltatore con la sua orecchiabile melodia. Il medesimo strumento è centrale sia in Troppo Pigro che nell’agile esercizio jazz Negozi Alla Moda. Il travolgente incedere per piccola orchestra di Microcracing e Automatismo contrasta quello maggiormente frammentato di Calcolatori Elettronici, di Cibernetica e, soprattutto, di Coltura Virus, tre brani inseguito inseriti all’interno di un’altra libreria musicale, “Atmospheres” (1979). Il ritmo di matrice jazz cresce in modo costante con Ferrovia Sotterranea e Bolidi Al Collaudo fino a raggiungere l’apice con Rally Notturno, con sezione fiati tirata a lucido.