Biosphere / Deathprod
Nordheim Transformed
Lo sperimentalismo vintage e la nuova frontiera della trasformazione del suono. “Nordheim Transformed” (1998) è un’avvincente progetto a quattro mani a cura degli artisti norvegesi a sfondo ambient Biosphere e Deathprod, impegnati a rivitalizzare o riutilizzare i pionieristici materiali sonori di un illustre connazionale, Arne Nordheim, registrati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. L’album pubblicato da Rune Grammofon annovera sette lunghi brani caratterizzati da ronzii elettronici e tonalità in crescendo, strumentali per la creazione di nebbie soffocanti e bagliori melodici. Quarantanove minuti astratti e glaciali, profondi e inquietanti, tanto organici quanto aridi all’occorrenza. L’alternanza tra Geir Jenssen e Helge Sten è quasi invisibile.
La trasfigurazione elettroacustica è presto servita. “Nordheim Transformed” si muove su coordinate sia ambientali che drone, mescolando la sensibilità glaciale di Biosphere con le oscure manipolazioni analogiche di Deathprod. Il risultato è un paesaggio sonoro profondamente stratificato, intriso di tensione e mistero. Il primo offre all’ascoltatore una vasta gamma di suoni eterei e rarefatti, oltre a registrazioni sul campo trasformate in elementi narrativi astratti. Le texture cupe del secondo dominano l’atmosfera, creando un senso di inquietudine e immobilità cosmica. Tape loop, filtri analogici e distorsioni sottili sono utilizzati per scolpire il suono come materia viva, trasformando le composizioni originali di Arne Nordheim in strutture pressoché irriconoscibili.
Lente evoluzioni sonore sembrano fluttuare in uno stato di sospensione perpetua, dove il tempo si dilata e si dissolve. La sequenza crea un flusso continuo, quasi ipnotico, dove i confini tra i due artisti si fanno sottili e sfumati. Il concetto di “trasformazione” è il cuore pulsante dell’album. L’arte di Arne Nordheim è qui reinterpretata non attraverso il semplice campionamento, ma tramite un processo quasi alchemico di decostruzione e ricostruzione. L’idea è quella di esplorare il confine tra passato e presente, tra suono originale e nuova forma sonora. I suoni provengono così da un mondo terzo o da un futuro remoto. Frammenti di armonie e di melodie emergono e svaniscono nell’oblio. Il concetto di remix è superato da qualcosa di più profondo attraverso tempo, spazio e memoria.