Alessandro Cortini
Sonno
Il sonno è lo stato di riposo che si contrappone alla veglia. Una necessità fisiologica e una periodica sospensione dello stato di coscienza, durante la quale l’organismo recupera energia, rallentando le funzioni neurovegetative e interrompendo parzialmente i rapporti sensomotori con l’ambiente. Il sonno è, soprattutto, la fonte d’ispirazione per uno dei membri della formazione dei Nine Inch Nails del ventunesimo secolo, ovvero il tastierista Alessandro Cortini, ormai attivo anche come solista. Pubblicato una prima volta cinque anni prima, il doppio vinile di “Sonno” (2019) è ritornato in auge sempre su iniziativa dell’etichetta statunitense Hospital Productions, gestita da Vatican Shadow. Un’opera intima e profondamente evocativa, o un’immersione profonda nelle trame sonore dell’elettronica minimale, registrato quasi per intero mediante un sintetizzatore portatile all’interno delle camere di alberghi sparsi per il mondo durante le date degli ultimi tour del gruppo, di cui fa parte dai tempi di “With Teeth” (2005), un album rilevante in ambito alternative rock e industrial.
L’artista italiano, maestro dell’arte della sintesi analogica, indaga al meglio l’essenza del suono, creando paesaggi che sembrano sospesi, appunto, tra il sonno e la veglia, proprio come suggerisce il titolo del suo album. I brani sono permeati da una dimensione cruda e imperfetta e costruiti in scia a loop semplici e magnetici che si ripetono in modo ossessivo, favorendo il sopraggiungere di un senso di familiarità nell’ascoltatore e, in parallelo, la perdita di orientamento minuto dopo minuto. Nonostante l’apparenza freddezza, tra fruscii e piccoli glitch, “Sonno” è un progetto discografico finanche emotivo, solcato da una malinconia sottile, alla stregua di un’eco distante di ricordi sfocati. Una colonna sonora ideale per la notte, fondata su atmosfere rarefatte, per quei momenti di solitudine in cui il mondo esterno si dissolve poco alla volta, gli occhi lentamente si chiudono e ha inizio un dialogo interiore con il proprio io. “Sonno” rivela, forse, la sua complessità con un ascolto attento tramite cuffie, attraverso cui è possibile le sfumature nascoste tra basse frequenze e silenzi.
L’opener Rovine esplora cacofonicamente il confine tra musica e rumore e, soprattutto, quello tra sogno e realtà, un trend dominante nell’arco dell’intera opera. La seguente Voltaggio Soltiario s’insinua lentamente nella mente dell’ascoltatore complici l’andatura poco ortodossa. Meno arrembante e, forse, più mentale, Dell’Influenza, una sorta d’impropria sinfonia di sintetizzatori. Cinematica, ma abrasiva e minimale nel profondo, Passatempo, laddove la riflessiva Di Passaggio rivela un carattere ancora più astratto, ribadendo a pieno la centralità dell’utilizzo del music sequencer Roland MC-2020, alimentato tramite un pedale delay, e l’inserimento strategico di registrazioni ambientali, grazie a un piccolo sistema di altoparlanti altrettanto portatili. Una volta dissoltasi, la nube gassosa Variabile costituisce il preludio alle dinamiche tensioni di E Del Controllo, mentre Fantasma Modulazione insegue un’inversione ritmica mai realizzata a pieno. La finale Rinascimento la discesa negli abissi mentre l’orologio segna l’inesorabile scorrere del tempo.