Giorgio Luceri
Space Fire Truth
Un lustro e oltre quindici release, tra vinile e digitale. Un album su Mathematics Recordings, l’etichetta di Jamal Moss che lo ha lanciato con il singolo “Eternamente” (2012), per ribadire la bontà delle sue produzioni tra influenze Chicago e Detroit. Giorgio Luceri non necessita di ulteriori presentazioni. La cifra stilistica del produttore salentino è nota ai più quanto individuabile in un passato da studente di pianoforte, ma influenzato dall’house, e collezionista di dischi. La sua ricerca, intrisa dei colori più sgargianti, esplora un caleidoscopio di suoni per arrivare dritto al cuore degli ascoltatori, coniugando avanguardia e futuro, come nel corso di “Space Fire Truth” (2016).
“Il 12” è il primo di due singoli per Uzuri. La storia con l’etichetta londinese ha avuto inizio da una meravigliosa corrispondenza con Lakuti. L’anno scorso Lerato Khathi e Kerstin Egert ebbero, infatti, modo di suonare Moon Life Theatre e la versione originale di Love Is A Storm, due tracce a cui sono molto legato, edite entrambe dalla Fly By Night Music. Lerato Khati apprezzò molto la release, mi scrisse e mi chiese se fossi interessato a inviare del materiale per la sua label. Qui è iniziato un lavoro che ha dato alla luce le tracce presenti nel disco, prodotte con diverse attitudini, ma unite da un comune messaggio. La prima è stata Along Came Ra durante l’agosto del 2015”.
Un singolo come “Space Fire Truth” nasce, inoltre, inseguendo e celebrando l’astro e l’estro di un musicista come pochi al mondo, cioè Sun Ra, un altro nume tutelare proprio del vasto background di Giorgio Luceri. Da qui, una rinnovata espressività deep e le trame pendenti sempre più verso il jazz. Quattro slanci verso il cosmo più radioso, dove a brillare sono, nello specifico, le idee ora trasformate in accordi e note. “Il nuovo lavoro è sincero, cerca di chiudere il cerchio della produzione di questi ultimi cinque anni, inseguendo sempre un modo personale, progressivo, di vedere il processo creativo e l’approccio a quest’arte che è il produrre musica, in costante divenire”.
“L’intero disco fa riferimento, è influenzato e ispirato a Sun Ra, ogni titolo è fedele e proviene dai suoi testi, dalle sue opere, dai suoi aforismi. “When the world was in darkness, darkness was ignorance, along came Ra”. Non è la prima volta che afrofuturismo, cosmo, genio e filosofia di un simil maestro provano a confluire nel mio personale tocco dance: un’altra traccia ‘sconvolta’ dall’illuminismo di Sun Ra era stata Have U Been 2 Saturn, rilasciata all’interno “A Love Supremacy EP” (2014)”. L’inizio di “Space Fire Truth” è in sordina con Along Came Ra. Tra chitarra elettrica, percussioni, rumori in sottofondo. E un campione vocale pressoché continuo.
Una simile architettura sonora si pone come manufatto artificiale di pregio. È calibrato l’ingresso dei vari elementi e, soprattutto, ognuno è ridotto in potenza. La traccia può scorrere libera e sognante in tutta la sua bellezza. La successiva Doorway To Another Dimension Of Being presenta, invece, una struttura meno fantasiosa e più circolare sul piano compositivo. I primi cinquantacinque secondi costituiscono l’introduzione in piccolo del calore che sarà emanato nell’arco di quattro minuti. Il ritmo diviene serrato. Il groove è travolgente. L’atmosfera si surriscalda in chiusura del lato A. E, nonostante un’incedere melodico, non si smorza neppure durante Universal Language.
Il suo respiro è ampio, basta chiudergli gli occhi per lasciarsi trasportare. Non a caso, il titolo indica proprio la caratteristica principale di questo tipo di musica, solare e spensierata: l’house è, da sempre, per tutti. Non conosce limiti, barriere, confini di sorta. Dal Salento all’Est Coast. World Is The Space Ways, in coda al lato B, è il brano più introspettivo tra quelli presenti su “Space Fire Truth”. O, forse, il più intrigante e misterioso. La sua progressione è netta, dall’inizio alla fine mantiene alta l’attenzione dell’ascoltatore. I suoi toni hanno meno i colori del giorno e più quelli della notte, con le percussioni in primo piano e curiosi inserti scratch. Un gioiellino su Uzuri.
“Ogni release ha gambe proprie, percorre strade diverse a prescindere dal genitore, è libera, nasce da un’esperienza, deve possedere qualcosa da dire e non solo da ‘udire’. Se tornassi indietro, rifarei esattamente ‘le tappe’ che ci sono state. L’autoproduzione rappresenta il momento di espressione massima che un artista ha la fortuna di avere. Essere un produttore e gestire una label può essere un punto in più, a patto che sia un percorso sincero. ‘Dote’ che, adesso, non sento mia. Mi potrebbe piacere ritagliare la release esattamente così come è nella mia di testa ed essere indipendente da qualsiasi logica di subordinazione. Forse verrà quel giorno in cui ciò potrà accadere oppure no”.