Philip Jeck
Iklectik
Un brano suddiviso in quattro movimenti dagli elementi atmosferici con transizioni di field recording, passaggi di tipo sinfonico e una manciata di oscure fonti rielaborate per l’altrui piacere uditivo. Le materie prime di Philip Jeck sono frammenti sinistri e vibranti che si armonizzano in modo persino spontaneo canalizzato in un cd pubblicato da Touch. Un flusso viscoso scandito da sibili e scricchiolii, che sono quasi gli unici elementi ritmici di matrice sporadica all’interno degli sfondi di un affresco ininterrotto, sottratto al dominio della memoria sonora verso una dimensione impalpabile. L’obiettivo di “Iklectik” (2017) è l’oblio, l’abbandono ultimo in quell’area del cervello dove la percezione non si deposita, bensì scompare progressivamente come immagini nella nebbia.