Plant43
Return To The Sentient City
Ogni trilogia che si rispetti ha il suo gran finale. Atteso al varco dopo i precedenti episodi “Dreams Of The Sentient City” (2012) e “The Sentient City Awakens” (2013), Plant43 offre agli ascoltatori altre quattro tracce di una bellezza nitida, dagli echi talvolta malinconici e bassi profondi, in ragione di una logica ancora una volta squisitamente electro. Strati di suono e delicati accordi ribadiscono anche il buon lavoro di Semantica Records, etichetta techno aperta ad altre sonorità, proprio come quelle di Emile Facey, artista prolifico ma attento a non trascurare mai ciascun dettaglio sonoro. A pochi mesi di distanza dal solido album “Scars Of Intransigence” (2014), il produttore londinese torna sui suoi passi e assembla il brillante concept in note di “Return To The Sentient City” (2015).
Un 12” dall’assetto equilibrato che dimostra come gli risulti straordinariamente facile infondere vita a melodie e ritmi di una metropoli utopica. Dalle battute strette e taglienti di Chain Of Memories ai fraseggi di tastiera di Ascendant Machines, il lato A è tanto elegante sul piano compositivo quanto ricco nella specifica proposta musicale. La vera scossa è, però, iscritta tra le insane pieghe di Ubicomp Malfunction sul lato B, un brano killer acquatico, pregno di rimandi drexciyani. Costituito su un’intelaiatura funk, gode di una profondità propria dei grandi classici in scia alle commistioni tra proiezione futuristica d’ascolto e mero arrangiamento ritmico. Infine, Amphibious Architecture, un sorprendente gioiello senza tempo tra struggenti pad ed eterei accordi. Per attimi di beatitudine.