Oronzo De Filippi
Meccanizzazione
L’introduzione e l’impiego di macchine in un’attività o in un sistema di produzione. La meccanizzazione nasce dall’osservazione del movimento e dal desiderio di riprodurlo e applicarlo alla produzione di beni, in scia a una forte concezione razionalista del mondo. Il fenomeno si traduce a partire dall’età moderna nell’accresciuto ricorso a macchine e allo sfruttamento di nuove fonti di energia. Nelle società industriali e postindustriali, le macchine, e di conseguenza la relativa industria, hanno assunto un ruolo fondamentale nella maggior parte dei processi produttivi. La meccanizzazione rappresenta così il culmine di un percorso culturale, scientifico e tecnico che ha trasformato la relazione tra il lavoratore e i mezzi di produzione, il contesto produttivo e l’ambiente naturale e materiale dell’uomo. Affermatosi in molteplici settori, il processo di meccanicazzazione ha modificato per sempre il mondo del lavoro, l’organizzazione delle imprese e le condizioni di vita.
Un fenomeno oggetto di studi accademici così come di indagini televisive all’alba degli anni Settanta. Immagini di uno o più documentari sulle cause e sugli effetti e del miracolo economico, forse, commentate dalle invenzioni in note di Oronzo De Filippi. Dieci tracce contenute all’interno di un’eclettica libreria musicale intitolata, non a caso, “Meccanizzazione” (2021), ristampata in vinile da Vinyl Magic. L’ennesimo raro oggetto da collezione, dopo la nuova immissione sul mercato di “Fauna Marina” (2019) di Egisto Macchi, “Elettroformule” di Giuliano Sorgini (2019), “America Giovane” (2020) di Remigio Ducros e “Ritmo Dell’Industria N. 2” (2020) di Alessandro Alessandroni. A dispetto del titolo, “Meccanizzazione” è un album affatto cupo, ma dominato dal suono del clavicembalo, in bilico tra bossa nova, jazz e lounge, caratterizzato da una certa ripetitività, se non ipnosi in note, affine a quella del mondo industriale e alle sue operose macchine.
La sorprendente opera è dolcemente introdotta dai volteggi cameratistici di Architettura Industriale. Dopodiché, le contrazioni cromatiche delle due incantevoli versioni di Fabbrica, con chitarre classiche in palm mute. La seguente Termomeccanica ticchetta per poco più di due minuti e mezzo, gravitando attorno a uno splendido afflato tastieristico, sintesi della natura dell’intero lavoro, per nulla rumoristico. Un miscuglio di colori tenui si irradiano ordinatamente dalle trame del pezzo, un po’ come accade per il distinto artwork. Due le versioni disponibili anche di Dinamica, raffinate seppur spigliate improvvisazioni di clavicembalo su un gradevole andante pianistico in cinque quarti. Paradisiaca Raffineria, breve resoconto in note di un viaggio nell’emisfero sud del globo. Seducente il ritmo senza sosta di Meccanizzazione Agraria. Incalzante, se non ostinato, quello di Industria Metallurgica. La conclusiva Chimica Industriale è l’ennesima ambientazione rilassante.