Gianluca Favaron + Stefano Gentile
Entretien
Colloquio, manutenzione, intervista, o mantenimento. Sono i vocaboli con cui è possibile tradurre dal francese all’italiano “Entretien” (2015), titolo scelto da Gianluca Favaron e Stefano Gentile per il loro primo album di inediti su 13, la più recente delle ‘reincarnazioni’ discografiche dell’etichetta Silentes. Ognuna delle quattro traduzioni sottintende sia a rapporti del tutto dialogici condivisi tra esseri umani che alle loro interazioni, più o meno astratte o tangibili, con oggetti. Di sicuro, i produttori non disdegnano né gli uni, considerata la loro amicizia, né gli altri, specie se è sempre possibile sperimentare ‘cum manu’. Dopo l’esperienza tra le fila degli Under The Snow, i due musicisti hanno deciso di tentare la via delle sonorizzazioni. Il nuovo progetto nasce, infatti, da una serie di sedici immagini scattate in bianco e nero da Stefano Gentile, fotografie in primis dotate di una certa introspezione, su cui il primo ha potuto sperimentare una manciata di soluzioni ardite. Ogni suono è così ricollocato in scia a un’idea altrui, visibile e quindi codificabile attraverso un linguaggio musicale. Concrète music e noise i due stili alla base delle differenti interpretazioni.
Le stesse sono racchiuse in un packaging di qualità, tra libretto formato A/4 contenente il lavoro fotografico e il cd. Una costante di diversi prodotti rilasciati da 13. A conferma di ciò, il disco, pubblicato pochi mesi fa, è stato disponibile anche in una rara art edition di sole tredici copie. L’apertura di “Entretien” è affidata a I, un mix di materia prima che arde senza sosta e continui segnali acustici. La pausa a metà traccia sembra l’occasione giusta per rifiatare, ma poco alla volta nuovi rumori in serie s’impongono in tutta la loro organicità. Gli echi field recording posti in chiusura si collegano perfettamente a II, traccia a metà strada tra drone ascendenti e un profluvio di micro suoni. La loro costante intermittenza segna il lento scorrere del tempo, per cinque cinematici minuti. Sorpresa in avvio con III: languidi accordi blues introducono la chitarra come nuovo strumento, che non stona affatto. È la deviazione musicale che, forse, può aprire nuovi percorsi sonori per il futuro del duo. Infine IV, o l’incubo dalle tinte industriali, perché le nuove tenebre sono ricollocate all’interno di una catena di montaggio, mentre all’esterno si susseguono automobili in movimento e il vociare di bambini. Inconsapevoli dell’elettrica potenza di quattro suite in loop.