Boards Of Canada
In A Beautiful Place Out In The Country
Crepitii analogici, evocazioni pastorali, note per audiovisivi mai realizzati. Un trademark inconfondibile che non può che tradursi se non con la sigla Boards Of Canada. L’ordinato cortocircuito sonoro tra passato e presente, progettato da Michael Sandison e suo fratello Marcus Eoin, continua a essere oggetto di approfondimenti, dibattiti e, soprattutto, ripetuti ascolti per comprenderne l’essenza frazionata in un pulviscolo di dettagli. La sfida è provare a coglierne nuove sfumature o, chissà, ipotizzare ulteriori risoluzioni ad alcuni enigmi che da sempre accompagnano il noto duo scozzese. A distanza di diversi lustri dalla sua pubblicazione, appare intatto lo smalto sonoro che ricopre “In A Beautiful Place Out In The Country” (2000). Una garanzia il calibrato mix di suoni in bilico tra ambient, field recording e IDM, colonne portanti di un extended play dai toni agresti che, sul piano discografico, si colloca a metà strada tra “Music Has The Right To Children” (1998) e “Geogaddi” (2002). Spartiacque tra luce e ombra, il disco, di recente ripubblicato in vinile per appagare le nuove generazioni, codifica la summa dei differenti stilemi dei Boards Of Canada.
“In A Beautiful Place Out In The Country”, ennesimo lavoro affidato a Warp Records e Music70, si compone di quattro tracce tanto evocative quanto oniriche, la cui carica emotiva è da reinterpretare sull’onda di una strisciante, malinconia per un tempo felice ormai esauritosi e legato alla comune infanzia dei due, trascorsa tra la Scozia e il Canada, i cui documentari del National Film Board costituiranno l’incipit per costruire la propria identità musicale sia come monicker che in termini di background tra il ricorso a campioni e il circondarsi di strumenti vintage, già propri dei loro genitori. Un simile linguaggio compositivo, ridotto all’osso ma ricercato fino al parossismo, si riflette, ad esempio, nella semplicità accattivante dell’opener Kid For Today, poi adottata come dinoccolato tema per uno spot (2002) della casa automobilistica BMW. I battiti trip-hop e le contorsioni elettroniche di Amo Bishop Roden si oppongono al sereno incedere di In A Beautiful Place Out In The Country, segnato da echi, riverberi e voci di bambini che giocano all’aria aperta.
Infine, la melodica conclusione Zoetrope. Ennesima lenta manifestazione di un sound elegiaco per le orecchie innocenti degli ascoltatori all’alba degli anni Zero. L’opera in questione non rappresenta l’apice della produzione dei Boards Of Canada ma, probabilmente, incarna il concept meglio ordito dalle loro contorte menti, una sorta di positiva risposta stereofonica all’assedio di Waco, cruenta operazione di polizia condotta negli Stati Uniti nel 1993 per espugnare un remoto ranch nel Texas, sede della setta religiosa dei davidiani, movimento religioso avventista nato nel 1930 all’interno della chiesa cristiana avventista del settimo giorno, accusati da un fuoriuscito di detenzione illegale di armi, abuso di alcool e droga e persino di pedofilia. Un folle assedio durato cinquanta giorni conclusosi con il volontario incendio della comune in cui persero la vita settantasei persone, compreso l’autoproclamatosi ‘messia’ dell’organizzazione, David Koresh, convinto del compimento della profezia di Daniele e che la località del suo martirio non avrebbe dovuto essere in Israele.
Tre gli espliciti riferimenti alla vicenda: le bucoliche immagini dell’artwork, tratte dalla realtà, compreso un frammento dell’occhio del controverso predicatore; il titolo di un brano, Amo Bishop Roden, dedicato alla compagna di George Roden, il precedente profeta affetto da turbe psichiche, espulso perché avrebbe compiuto atti sacrileghi sul cadavere di una defunta esponente della setta; il robotico “come out and live in a religious community in a beautiful place out in the country”, un verso della title-track filtrato da un vocoder e più volte ripetuto nel corso dei sei minuti della sua durata. Parole affatto enigmatiche, da intendere come invito a una nuova comune o monito per il futuro, attribuite da alcuni alla stessa Amo Bishop Roden, riappropriatasi della struttura dopo il suicidio di massa ordito da David Koresh. A un’iniziale interpretazione del disco, parallela alle prime tre tracce e connessa a una visione pacifica della vita comunitaria, si può affiancare una seconda, più introversa, quasi ingannevole, prendendo in esame il quarto brano, la nenia Zoetrope.
Un titolo che rimanda allo zootropio, un dispositivo ottico utilizzato per visualizzare, in rapida successione, disegni riprodotti su una striscia di carta posta all’interno di un cilindro dotato di feritoie a intervalli regolari. Uno strumento che, a causa del principio della persistenza retinica, offre visioni di immagini deformate. Un nuovo punto di partenza è analizzare l’esperienza della setta ricorrendo alle sfocate fotografie, quadrate e in numero di tre, presenti tra copertina, interno e retro del cd. Un uccello rapace, un arcobaleno e un traliccio dell’alta tensione. Innocue istantanee di vita settaria che, se collocate in uno zootropio, si trasformano in qualcosa di disturbante per una valutazione illusoria della comunità davidiana. Emergerebbe così un sentimento di celata diffida dei Boards Of Canada verso quei culti dannosi per l’essere umano, prediligendo invece le c.d. ‘Red Moon Nights’, raduni del loro collettivo Hexagon Sun, criptico riferimento disseminato in varie interviste, pronto a condividere idee creative e a celebrare spazi naturali. Mistero ancora irrisolto.